— Benissimo... che ora è?

— Incomincia il crepuscolo.

— E perchè mi avete lasciato in terra tutta la notte?

— Per non farle male... gli ubbriachi bisogna rispettarli.

— Vi ringrazio dell'onore... ma come mi trovo qui?

— Vedo che la cotta è stata proprio solenne, se non si ricorda più nulla! Ecco come passarono le cose: ha giuocato e bevuto fino a che ha potuto reggersi in piedi, poi ha scivolato sotto al tavolo. I suoi compagni volevano accompagnarlo a casa, ma erano cotti fino alle midolle; ho pensato che andrebbero a dormire in un fosso. Ho detto fra me: vadano pure, essi sono veterani avvezzi alle bastonate, ma un coscritto non bisogna abbandonarlo. Se si rompe la testa possono darmene la colpa, e così mi sono fatto scrupolo di disturbarla. Dormiva tanto bene che pareva morto.... L'ho lasciato in pace al posto naturale scelto dalla natura... ed io pure sono andato a dormire.

— Nel vostro letto.

— S'intende... nel mio letto.

— Fortunato mortale!... Ed ove sono i miei panni?

— Li ha giuocati e perduti, con l'orologio... povero maestro!