Uditi i miei stravizii, pensò che l'aspetto delle umane sofferenze potesse essere un farmaco salutare a chi cade in errore senza aver l'animo guasto, e colse questa occasione per procurare un doppio beneficio, giovando a due malati in una volta, uno colpito nel fisico, l'altro nel morale, soccorrendo d'un tratto la miseria e la corruzione.
Ecco il motivo della nostra gita, che l'Agata voleva dissimulare, ma che mi venne rivelato dalla coscienza. Lo scopo era raggiunto: io mi sentiva commosso fino al fondo del cuore, sentivo il rimorso della mia condotta, pensando che mentre un uomo laborioso languiva nello squallore d'uno spedale straniero e lontano, mentre una povera moglie desolata, una vecchia impotente, dei bambini innocenti soffrivano il freddo e la fame sotto la neve, io scialacquavo in una notte sbevazzando e giuocando, in crapulosa compagnia, ciò che avrebbe bastato a coprire quei miseri, a farli campare per molto tempo, a soccorrere un infermo, a pagare una vettura che lo avrebbe ricondotto alla sua famiglia senza disagio.
Chi spreca il danaro in vizio dovrebbe rammentarsi talvolta che al mondo non mancano mai miserie da soccorrere, nè sventure da riparare.
Intanto ch'io facevo tali considerazioni, Martino vuotava il cesto, e ne uscivano provvigioni d'ogni fatta. Le benedizioni di quegli infelici erano largo compenso all'animo gentile delle signore, che frenavano a stento le lagrime.
Usciti dalla camera dell'infermo incontrammo gli altri due figliuoli che rientravano colla nonna, portando delle erbe per la cena, e della legna da fuoco. La madre presentò alle benefiche donne i ragazzi e la vecchia rugosa e ricurva, che piangeva dalla consolazione in vederle, mentre la bambina ricciuta, superata la sua timidezza in forza della curiosità, scendeva tranquillamente dal monte colla sua capra, e veniva a completare la famiglia, ed a ricevere i bomboni dell'Agata e i nostri baci.
Il sole era tramontato quando partimmo, onde giungemmo al villaggio a notte inoltrata. La strada, meno faticosa per la discesa, ci parve anche breve, perchè i pensieri che occupavano la nostra mente ci facevano passare il tempo con rapidità. Giunti alla porta di casa Bruni, salutai la signora Giovanna, e dissi alla ragazza:
— Vi ringrazio, Agata, della buona sera che mi avete fatta passare. Sapevo che la beneficenza è un dovere, ma ignoravo che fosse uno dei sommi piaceri della vita, di quei piaceri che entrano nell'anima e vi lasciano una dolce ricordanza. Vi ringrazio anche della lezione!... essa non sarà perduta. Dal rimorso al ravvedimento non c'è che un passo. Vi prometto che non avrò mai più ad arrossire della mia condotta.
— Vostra madre vi ascolta!... — mi rispose, e fissandomi con uno sguardo significante si ritirò dietro sua madre.
Io rientrai in casa, cenai con appetito, perchè avevo il corpo stanco e l'animo lieto, e quando Bitto, secondo il suo costume, mi fece molte carezze, sentii che quel giorno non ero indegno dell'affezione del mio cane.