Silvia era diventata la stella di Venezia. La nascita cospicua e l'illustre maritaggio l'aveano collocata al primo rango della nobiltà, la grande opulenza del conte Leoni la metteva al pari colle più ricche famiglie, le grazie della persona, e i vaghi lineamenti del volto le assicuravano il primo posto della bellezza, ed era infatto riconosciuta da tutti come la più bella fra le belle.
Quando compariva nelle pubbliche feste colla fronte sfolgorante di brillanti che davano un singolare risalto al languore degli occhi trasparenti e profondi, vestita di ricche stoffe ricoperte di pizzi preziosi e di gemme, la folla rispettosa le cedeva il passo e un confuso mormorio d'ammirazione irresistibile seguiva il suo passaggio.
Un sorriso misterioso muoveva le sue labbra esprimente la bontà rassegnata d'un'anima priva di letizia, e un velo di melanconia cresceva la bella espressione de' suoi sguardi.
Dal giorno che l'abbiamo lasciata fanciulla, vittima d'un ingenuo impulso del cuore, lunga sarebbe la storia de' suoi intimi pensieri, breve quella dei fatti.
La natura e l'educazione, l'istinto e il pregiudizio lottarono nella sua candida coscienza con tutta la forza d'una passione segreta. Un arcano misterioso s'era svelato con un bacio, il bacio del perdono era divenuto il bacio dell'amore, e quelle labbra congiunte per un minuto avevano lasciata una traccia indelebile. Quel bacio era un nodo stretto dalla natura, rotto istantaneamente dagli uomini; quella lacerazione aveva prodotto una piaga e un intenso dolore; i farmachi impiegati per sanare la ferita la inasprivano, non erano balsami ma fiele; l'ironia, lo scherno, la minaccia.
La fanciulla offesa aveva nascoste le sue pene nei più impenetrabili recessi dell'anima, decisa di custodire le sue sensazioni per sè, di cedere al mondo quello che il mondo reclama, le apparenze esterne, il sorriso delle labbra, le parole di convenzione. — La sua mente perspicace, illuminata dai discorsi dei parenti, dagli esempi e dai consigli delle amiche, le dimostrava chiaramente l'inutilità d'una lotta colla famiglia, e colle convenzioni sociali, lotta ineguale, impossibile; che cosa avrebbe potuto ottenere una voce del cuore contro il sistema sociale e politico, contro le tradizioni dei secoli, contro l'autorità assoluta dei genitori, e la loro onnipotente volontà?
D'altronde una opposizione tenace l'avrebbe confinata in un chiostro, e quale sarebbe il vantaggio di tanto sagrifizio?... la tomba prima della morte!...
Che cosa chiedeva il suo animo?... un affetto per Vittore. Che era l'affetto?... Un pensiero perenne, un'arcana aspirazione, una tenerezza misteriosa, un'adorazione sublime... e tutto questo era possibile nell'intimo segreto della vita interna, senza turbare l'andamento delle cose terrene e l'irrefragabile volontà del destino.
Visse dunque sommessa in apparenza, ma ribelle nel fondo alle leggi della sua classe, aspettò il conte Leoni, come si aspetta la fatalità, come si aspetta la morte, e pensò a Valdrigo come si pensa all'impossibile, o alle cose d'un altro mondo, all'eternità, al paradiso.
Era sorvegliata col rigore dei prigionieri di Stato, non parlò mai più con Valdrigo; non lo vide che rare volte, da lontano, alla finestra per un secondo, o di passaggio alla chiesa. Nessuno se ne avvedeva, soltanto i due giovani si scambiavano uno sguardo, un lampo!... ma quel lampo teneva vivo il fuoco sacro, ed equivaleva ad un linguaggio sublime, il quale bastava ad occuparli intiere settimane nella traduzione talora impossibile dei concetti trasmessi.