E quando il maggiore si trovava solo con Bortolo lo canzonava sulla sua fedeltà fenomenale che lo trascinava a sposare dopo tanti anni, una donnetta ancora piacevole, ma oramai attempatuccia.
— Gli anni sono passati anche per me, gli rispondeva il buon cadorino, e un poco la politica e la guerra, un poco la difficoltà d'assicurarmi i mezzi necessari per vivere in famiglia, mi hanno fatto passare la gioventù come a tanti altri.
— Va benissimo, tu hai avuto la pazienza d'aspettare la libertà della patria per metterti le catene del matrimonio, ma sei poi sicuro che la Gigia abbia avuto la stessa pazienza, e ti sia stata sempre fedele per tanti anni?...
— Ohh!!... esclamava Bortolo, con accento di sdegnosa sorpresa, metterei la mano nel fuoco!...
— Lo credo!... rispondeva Michele, voi altri pasticcieri, avvezzi al calore del forno, non avete mai paura di bruciarvi le dita!...
Finalmente ebbe luogo anche il matrimonio, che se fu un bel giorno per gli sposi, non fu meno lieto per la nonna, che vedeva finalmente assicurato l'avvenire della cara nipote; e la buona vecchietta andava superba di appoggiarsi al braccio del compare in grande tenuta di maggiore dei bersaglieri col petto coperto di decorazioni e delle medaglie di tutte le guerre dell'indipendenza.
Il Consigliere imperiale fu invitato a nozze, e a tavola fece un brindisi al valoroso esercito italiano, al quale rispose Michele, bevendo alla salute degli sposi, ed alla felicità nuziale, onorato compenso a tutti i superstiti delle patrie battaglie.
Gli sposi fecero un viaggetto di nozze alla Pieve, ove vennero accolti in casa Lareze colla consueta cordiale ospitalità del Cadore, la Betta e la Gigia si abbracciarono affettuosamente, Bortolo condusse la sposa al roccolo di Sant'Alipio, la presentò a Maria che le disse di conoscerla da tanti anni per le relazioni avute da suo marito, il quale la rivide con piacere, e ancora convalescente dell'ultima ferita, fu lieto di rammentarsi i giorni dell'assedio di Venezia. Poi presentò i suoi figli agli sposi, esclamando:
— Eccoci finalmente tutti tranquilli. L'indipendenza della patria assicura la pace delle nostre famiglie. L'onore è soddisfatto, il dovere è compiuto. Ora possiamo trascorrere gli ultimi nostri giorni nella quiete della vita domestica, lavorando per la prosperità della nazione, e per dare una buona educazione ai figliuoli, dai quali dipende la sorte dell'avvenire.