Egli invitò il Consigliere a visitare il suo negozio d'offelleria vicino alla piazza, perchè era diventato padrone di bottega, e fra breve doveva prender moglie. Il Consigliere che era stato sempre un po' goloso non esitò ad accettare l'invito, immaginandosi che il brav'uomo non avrebbe mancato di offrirgli in dono le migliori pasticcierie del negozio. E infatti aveva indovinato. Così andava spesso a trovar l'offelliere, il quale si tenne onorato di poterlo presentare alla promessa sposa, come il più distinto magistrato di Pieve. Il Consigliere fu assai galante colla Gigia, e piacque molto alla nonna, che lo trovò un perfetto gentiluomo, caldo d'amor patrio. Ed egli vedendo che la buona vecchia si burlava dei tedeschi, le tirava fuori degli aneddoti piacevolissimi sulla loro babbuaggine, e la faceva ridere di cuore.
Invitato alle feste del conte Pasolini ossequiava tutte le nuove autorità, voleva essere presentato a tutti gli uomini che avevano contribuito alla redenzione d'Italia, ne esaltava i meriti, ed enumerava i patimenti del Veneto sotto la tirannide austriaca. Taluno dei più perspicaci, guardandolo bene in faccia, sospettava l'ipocrisia sotto la maschera di quel viso lisciato dal rasoio, che aveva delle linee e degli angoli che lo facevano rassomigliare a certi tipi diplomatici della vecchia scuola di Talleyrand; ma la maggior parte di coloro che ricevevano le lodi esagerate, le trovavano giustissime, e andavano dicendo che il consigliere imperiale era uomo perspicace, pieno d'esperienza e di senno, che era necessario di tener conto dei vecchi impiegati austriaci, che si doveva profittare della loro conoscenza del paese, e della pratica degli affari.
Nel giorno del solenne ingresso a Venezia di Vittorio Emanuele, il consigliere imperiale aveva trovato il modo di cacciarsi in una gondola del Municipio, e batteva le mani, ed agitava il cappello in aria con rimarchevole entusiasmo.
La nebbia che aveva invasa Venezia in quella mattina contribuì non poco a rendere più fantastico quel memorabile ingresso. Pareva che il re si avanzasse in mezzo alle nuvole, come gli antichi numi dell'Olimpo. Il primo soldato dell'indipendenza italiana stava ritto in mezzo d'un tempio dorato che avanzava lentamente sul canale, e collo sguardo franco ed ardito osservava d'intorno l'accompagnamento delle barche ornate con bizzarra fantasia, nei modi più capricciosi, pavesate di bandiere, adorne di festoni d'ogni colore, coperte di velluto con nappe d'oro e d'argento, trascinate nell'acqua; e la folla compatta e plaudente sulle rive, sulle finestre, sui ponti, sui tetti. A pensarci solo, dopo tanti anni, rammentando i giorni luttuosi dell'assedio, della fame, delle bombe, quell'ingresso meraviglioso sembra il sogno d'un altro mondo!...
Qualche giorno dopo quella festa, il Consigliere imperiale passeggiando sulla riva degli Schiavoni incontrò Michele che era diventato maggiore dei bersaglieri. Gli diede un grande abbraccio complimentandolo sulla fermezza, sul coraggio, sulla perseveranza, che gli meritarono quel bel grado nell'esercito. Michele gli strinse cordialmente la mano, gli mostrò il più vivo desiderio di rivedere finalmente il Cadore, e disse che vi sarebbe andato subito, se gravissime occupazioni non glielo avessero impedito. Il Consigliere che s'informava di tutto venne a sapere facilmente che le gravi occupazioni del maggiore consistevano in grandi manovre tendenti ad una nuova conquista. E infatti la sua vita militare che aveva per base l'amore d'Italia si completava d'una lunga serie di piccoli amori verso le donne italiane d'ogni classe e d'ogni colore che lo colpivano continuamente col prestigio della loro bellezza, e lo tenevano schiavo, mentre egli combatteva per la libertà.
E passava da una conquista ad un nuovo assedio, e da una vittoria ad una sconfitta, colla stessa bravura che lo aveva sostenuto in tutte le guerre dell'indipendenza.
Nelle ore che gli restavano libere, Michele andava da Bortolo, il quale, dopo di avergli annunziato il prossimo matrimonio colla Gigia, lo aveva pregato di essergli testimonio, o come si dice a Venezia, compare.
— Ah non ti basta d'avermela portata via!... vuoi ancora che ti faccia il testimonio!... sei un gran furfante! — gli diceva ridendo, — e la Gigia è una birbona!... ma accetto la carica... perchè conosco i privilegi dei compari... e saprò approfittarne!... ne puoi essere sicuro....
Bortolo lo guardava con gli occhi attoniti e sospettosi che accrescevano l'ilarità del maggiore che si godeva un mondo a far dannare gli sposi con allusioni maligne, mettendo di buon umore la nonna, la quale diceva a tutti i suoi conoscenti che lo sposo è un bravo galantuomo, ma che il compare era una volpe fina!...
E tutti uniti salivano sovente all'altana per guardare la camera dirimpetto ove Michele era stato alloggiato nel quarantotto, e quelle memorie, e il panorama che si presentava alla vista, li richiamava alle passate vicende e ai lunghi anni trascorsi con delle speranze che parevano chimere, e che tuttavia erano diventate realtà.