— È un bravo avvocato, e un buon patriota, che potrà esservi utilissimo. Mi sorprende che non abbiate udito a parlare di lui a proposito della eterna questione della Strada Ferrata Ferdinandea, nella quale si è mostrato valente difensore degli interessi e del decoro del paese.
— Quando lo dite voi, basta. Sarà l'avvocato di mio figlio, e spero che saprà difenderlo a dovere, in caso di bisogno.
Dopo cordiali ringraziamenti, salutando amichevolmente, uscì dal roccolo, ma prima di rientrare in casa deliberò di fare una visita al signor Arcidiacono, d'implorare anche la sua assistenza, e di udire i suoi consigli.
L'Arcidiacono lo ricevette nel suo studio colla consueta benignità, se lo fece sedere dirimpetto, gli fece portare un fiaschetto di vino di Conegliano, lo interrogò con interesse sulla salute della Maddalena, procurò di consolarlo della sua disgrazia, incoraggiandolo a sperare nell'esito d'un processo, che non poteva rinnovare le passate condanne, in un epoca nella quale il capo supremo della chiesa aveva dato un magnanimo esempio di clemenza coll'amnistia, insegnando ai regnanti a secondare la voce del popolo, che è voce di Dio, facendo sperare all'Italia dei giorni migliori.
Sior Antonio apriva l'animo a tali speranze, si sentiva più tranquillo, alzava gli occhi al cielo, e il bicchiere verso l'Arcidiacono, per indicargli che beveva alla sua salute, e incoraggiato dalla benevola accoglienza, si fece coraggio di chiedere anche a lui una qualche raccomandazione per Venezia.
— Anzi, ben volentieri, caro sior Antonio, ben volentieri, ripeteva l'Arcidiacono, fregandosi le mani per riscaldarle, e accompagnando le sue parole con un propizio sorriso. E presa la penna si mise a scrivere una lettera, mentre l'altro guardava i santi in litografia che ornavano le pareti della camera, in compagnia di Pio IX e del Vescovo di Belluno e Feltre, poi gettava un'occhiata sui libri ben legati e messi in fila sulle scansie della libreria di noce a lustrofino, e in quelle osservazioni dei quadri e dei libri il buon cadorino pareva compendiare i pregi dell'Arcidiacono, santità ed eloquenza, e infatti era un buon uomo, buon patriota, che faceva del bene ai poveri ed agli infelici, predicava con ardore contro tutti i peccati, descriveva a meraviglia il paradiso e l'inferno, e avrebbe mandato al diavolo i tedeschi, se lo avesse potuto.
Il buon prete scriveva in silenzio, e si udiva la penna che scricchiolava sulla carta, senza sosta, e con movimento accelerato.
Quando ebbe finito piegò la lettera, gli fece la soprascritta, e gliela porse dicendo:
— Eccovi servito. — All'illustre signor Nicolò Tommaseo — Venezia, — e non occorre altro indirizzo, perchè tutti lo conoscono. Ne avrete già udito a parlare?
— Veramente no!... fuori del Cadore non conosco anima viva, ma è probabile che lo conoscano i padroni....