— Senza alcun dubbio.... è uno dei più insigni letterati d'Italia, uno scrittore purista, ed erudito, un uomo pio, amico del popolo, e dei sacerdoti, giusto come l'oro, vi riceverà con carità cristiana, e potrà giovarvi moltissimo colle raccomandazioni e coi consigli...
— Non ho parole per ringraziarla...
— Vi desidero buona fortuna, e vi sarò gratissimo se mi farete conoscere l'esito delle vostre sollecitudini per il figlio...
— Anzi a questo proposito devo pregarla d'un altro favore. Io non posso scrivere a mia moglie, la quale non sa leggere che lo stampato. Io scriverò a lei, e favorirà di far avere le mie notizie a Maddalena, e se avrà bisogno di consolazioni la raccomando alla sua bontà.
— Benissimo, caro sior Antonio, potete essere sicuro di tutta la mia premura... ma vi raccomando siate prudente.... nell'interesse comune.... non bisogna fidarsi della posta.... non dimenticatevi mai questo consiglio.... però con quel buon senso che non vi manca, saprete trovare il modo di farmi indovinare le cose che non potete scrivere. Non mostrandovi mai avverso al governo, non vi riuscirà difficile di farmi intendere come stanno le cose.
— Ho capito tutto.... non stia a dubitare che da parte mia non ci saranno pericoli.... e saprò trattare le cose da uomo prudente.
Volle baciare la mano all'Arcidiacono, lo pregò di ricordarsi di lui nelle sue preghiere, e non rifiniva di ringraziarlo di tanti favori. L'Arcidiacono lo accompagnò fino alle scale, e incaricandolo di tanti saluti per sua moglie, lo congedò cortesemente, gridandogli dietro, mentre scendeva le scale:
— Buon viaggio.... buon viaggio.... che il Signore vi benedica!....
Il giorno seguente sior Antonio partiva di buon mattino da Pieve di Cadore, nella sua timonella, tirato dalla Nina, che Bortolo aveva messa in gambe con una buona profenda di biada, e dopo due giorni di viaggio arrivava a Mestre, ove consegnato allo stallo della campana, la bestia ed il veicolo, prendeva una gondola e partiva per Venezia.