I venerati decreti di S. M. I. R. A. proibiscono «i discorsi antipolitici» e le riunioni di più persone. E infatti «i facinorosi e male intenzionati» furono causa di nuovi ribaltoni. Il governo fece chiudere varie botteghe e mise in prigione i negozianti che vendevano oggetti coi tre colori ribelli. Guai se un trattore mette nella stessa vetrina delle uova, dei cavoli, e della carne di manzo, questa mostra ostile al governo lo farebbe dichiarare «facinoroso e male intenzionato» e lo condurrebbe direttamente in prigione.

I fedeli poliziotti sono trasformati in imbianchini, e percorrono le vie con un mastello di calce ed un pennello per cancellare le iscrizioni di «Viva Pio IX, viva l'Italia, morte ai tedeschi,» e devono anche lacerare tutte le cartoline collate sui muri, che dicono cose da far drizzare i capelli ai buoni sudditi. Si dice che anche nelle provincie le popolazioni manchino di rispetto ai croati, mandati da qualche giorno in gran numero, per consolare la gente dabbene. A Padova venne chiusa l'Università, dove quei matti di studenti, mostravano la strana pretesa che gl'italiani dovessero essere i soli padroni d'Italia. Non avrei mai creduto di udire simili enormità, che sono severamente punite dalle leggi. Temo che il mondo vada a gambe levate, colle quali ho paura che voglia colpire le parti deretane di certa gente senza giudizio. In questi giorni abbiamo avuto molta pioggia, senza contare quella delle dimostrazioni antipolitiche, ma siccome il lunario annunzia giorni sereni pel secondo quarto della luna, così mi rassegno al fango colla speranza d'un migliore avvenire, il quale le auguro felice, e in piena salute, come Ella mi intende, mentre mi inchino colla solita venerazione; e mille cose alla Maddalena.

Suo obbligatissimo ed affezionatissimo servitore
Antonio Larese del fu Taddeo.»


«Reverendissimo Sig. Arcidiacono

Quello che adesso è arrivato me lo aspettava da un pezzo. Sua Maestà il nostro amatissimo sovrano nella sua paterna sollecitudine pei sudditi si è graziosamente degnato di ordinare «il giudizio statario» per tutto il Regno Lombardo-Veneto, ciò che vuol dire che chi non avrà giudizio dovrà subirlo per forza, e il più statario che sarà possibile. Questa veneratissima sovrana patente, abbassata da Vienna, promette d'innalzare alla forca chiunque non pensasse come viene prescritto dall'eccelso supremo governo aulico, il quale ordina i processi sommari, e la immediata esecuzione delle sentenze di morte, senza altri diritti di ricorsi o grazie, imperiali, e in caso d'un equivoco si provvederà un'altra volta, non si ammettono nè giustificazioni nè difese, e chi credesse di aver ragione avrà torto, e sarà impiccato. S. M. I. R. A. nella sua sovrana clemenza si riserva di far cessare tali misure, quando non saranno più necessarie le impiccagioni per la salute e la felicità de' suoi sudditi. Altro non posso aggiungere per ora, e tenendo la testa stretta alle spalle per non lasciar passare la corda del boja di Sua Maestà, non intendo con questo di mancare ai riguardi dovuti all'altissimo funzionario che strangola i cristiani per dovere d'ufficio. E mi auguro di rivedere la Maddalena senza giudizio, il quale quantunque abbia il pregio di essere statario, desidero che sia in ritardo, per quanto è lecito di sperare senza offendere la maestà della legge. Mando a Maddalena i miei saluti, e quattro paja di calze che hanno bisogno d'essere rammendate con giudizio statario, per rimandarmele alla prima occasione unitamente a due camicie, e a dei fazzoletti da naso. E le domando scusa sig. Arcidiacono se le manco di rispetto con questi discorsi anticivili, ma se gli uomini devono vivere senza patria per ordine di Sua Maestà e in obbedienza alle leggi austriache non possono stare senza calze, senza violare le leggi della buona creanza, e con questa le bacio rispettosamente la mano e mi dichiaro

Suo obb. ed oss. servitore
Antonio Larese del fu Taddeo.»


«Reverendissimo Sig. Arcidiacono

Evviva la libertà, evviva l'Italia, evviva Pio IX!... Siamo tutti liberi e salvi!... Viva, Viva San Marco! gli austriaci sono partiti, le prigioni sono aperte, Tiziano è in mezzo dei nostri buoni padroni che lo colmano di attenzioni e finezze. Finalmente posso scrivere schietto e netto tutto quello che vedo e che penso, senza tanti raggiri. Il giudizio statario, il boja e la forca hanno colmato la misura e tutto è andato sossopra. I Veneziani indignati di tante sopraffazioni si sono rivoltati in massa, i tedeschi hanno ceduto senza spargimento di sangue, e tutto è finito per sempre. Il popolo ha rotto i cancelli delle prigioni, l'avvocato Manin e il letterato Tommaseo sono stati portati in piazza in trionfo fra gli applausi e gli evviva a San Marco, gridati da ogni parte da una folla immensa. Tiziano si è gettato fra le mie braccia, io lo sentiva, lo stringeva senza vederlo, perchè le lagrime mi offuscavano la vista. La bandiera italiana sventola sulle antenne della piazza, tutti hanno la coccarda tricolore al cappello ed alla bottoniera. — Viva l'Italia — Viva San Marco — questo è il grido che si sente dovunque. Se mio padre fosse ancora al mondo vorrei vederlo a Venezia!... Signor Arcidiacono corra da mia moglie, e la consoli, nostro figlio è libero; e dica a tutti i nostri cari compatriotti che l'Italia è finalmente libera e indipendente, e che gridino tutti in coro — Viva l'Italia — Viva San Marco — Viva Pio IX.