«Reverendissimo Signor Arcidiacono
Siamo tutti peccatori, e bisogna far penitenza, e per questo nessuno fuma più tabacco. È la più grande penitenza che abbia fatto in mia vita, dopo quella di cavarmi il cappello davanti i birbanti, ma per non cadere in tentazione ho rotto la pipa. L'altro giorno della gente senza creanza che fumava per le strade, è tornata a casa colle coste rotte. I facinorosi dichiarano che erano cagnotti della polizia, cioè rispettabili impiegati di Sua Maestà. Un'altra penitenza è quella di fuggire la musica. Quando si presenta la banda militare, la piazza diventa un deserto, invece si va a passeggio da un'altra parte in onore di Pio IX, e là si trova una folla del diavolo, dove io non manco mai, per divozione del papa. Adesso si porta il cappello colla fibbia del nastro sul davanti, ed anche io vado all'ultima moda; ma siccome io portava la fibbia dalla parte opposta, così il mio cappello vecchio pel lungo uso aveva la falda bassa davanti e alta di dietro, e adesso è tutto il contrario, ciò che mi permette di vedere il sole. Dicono che questa moda sia fatta per contare gli italiani, e così si fa l'anagrafi per la strada, e si vede che siamo nel numero dei più, senza esser morti. I poveri militari della Sacra Maestà dell'Imperatore vivono isolati, i facinorosi li guardano di cattivo occhio, e la gente li schiva come se avessero la peste. Colla quale prendo congedo da vostra signoria, afflittissimo che i popoli ribelli non abbiano il dovuto rispetto ai croati di Sua Maestà; e salutandolo con la Maddalena, mi dichiaro, colla fibbia davanti
Suo obbligatissimo servitore
Antonio Larese del fu Taddeo.»
«Reverendissimo Signor Arcidiacono
Devo prevenirlo per sua regola e norma, e per avviso ai Cadorini, che S. M. I. R. A., con venerato decreto sovrano, si è graziosamente degnata di proibire tre colori che non gli vanno a sangue, e sono il bianco il rosso ed il verde. Ogni sovrano ha pieno diritto di bandire i colori che gli riescono antipatici, ma temo pur troppo che le nostre povere montagne dovranno andare in prigione come ribelli, perchè in primavera non potranno nascondere la neve, l'erba e le fragole. Qui le donne sono sorde, e portano fiori e nastri coi tre colori proibiti, e faranno benissimo di metterle tutte dentro, e se come si vede, anche gli uomini seguiranno l'esempio, Sua Maestà sarà costretto di far chiudere le porte delle città, e di considerare i suoi sudditi come tanti prigionieri di Stato. In tale previsione vorrei prendere il largo, ma i miei padroni persistono a non lasciarmi partire. Mi hanno detto che jeri sera vi fu un gran baccano al Teatro della Fenice, e venne freneticamente applaudito un coro nel quale si cantava: «la patria tradita.» L'altra sera ad un ballo nominato la Siciliana, i facinorosi e male intenzionati hanno gridato Viva Napoli, perchè quel re ha dato la costituzione.
Io non frequento il Teatro, ma assisto ogni domenica alla messa a San Giacomo all'Orio, dove si trova sempre il console del papa, e la gente è tanto fitta che un grano di miglio gettato dall'organo non potrebbe cadere sul pavimento. Credo che se Pio IX venisse a Venezia non avrei da invidiare le feste vedute dal mio povero padre per la venuta di Pio VI, delle quali non si è mai dimenticato in tutta la vita. Ma credo che il nostro imperiale e regio governo non sarebbe troppo contento di questa visita, per cui io non domando altro che di riverirla unitamente a tutti di casa, e mi dichiaro in buona salute, anche per notizia di Maddalena, colla quale le presento la assicurazione d'ogni rispetto del suo devotissimo,
Antonio Larese del fu Taddeo.»
«Reverendissimo Signor Arcidiacono