— La morte di mio padre!... la perdita di Tiziano mi resero come pazza... mi sono esposta a tutti i pericoli.... ma coll'aiuto del cielo sono salva....
Sedettero sull'erba al piede di un albero, sior Antonio si asciugava il sudore della fronte, e le chiedeva mille spiegazioni su quella notte di angoscie.
Maria, ripresa un po' di calma, potè finalmente raccontargli la sua storia.
Durante il racconto sior Antonio spalancava gli occhi che pareva un ossesso, e mandava profondi sospiri come se sentisse sollevarsi un gran peso che premendogli il petto gli togliesse il fiato.
Dopo una lunga sosta ritornarono a Laggio, ove annunziarono l'avvicinarsi del nemico, e in mezzo alla confusione generale degli abitanti che correvano alle armi ed alle campane, sior Antonio attaccò la Nina alla timonella, e, fatta salire Maria, percorsero rapidamente la strada che li ricondusse alla Pieve.
La fanciulla estenuata si gettò piangendo nelle braccia di Maddalena, la quale invece di rimproverarle il crudele abbandono, e i pericoli ai quali s'era esposta, non pensò che a consolarla con affettuose parole, dicendole a cuore aperto:
— Vieni, la mia povera orfana, vieni povera derelitta... hai perduto un buon padre... ma è morto per la patria!... ed hai trovato dei nuovi parenti che ti aprono le braccia e ti adottano come figlia diletta. Mio marito ti sarà padre affettuoso, io sarò sempre per te la più tenera delle madri.
— E il mio povero Tiziano!... esclamò Maria con un grido disperato.
A questo nome Maddalena non ebbe la forza di rispondere, e la sua testa cadde sulle spalle della fanciulla, che si avvide troppo tardi d'aver inasprita una piaga dolorosa a chi cercava di lenire i suoi dolori. Allora stringendosi al seno con affannose convulsioni, le due donne scoppiarono in acuti singhiozzi, e piansero lungamente sulle loro sventure.