Pochi giorni dopo questa scena gli austriaci ingrossarono a tutti i confini. Il Cadore non aveva più munizioni, nè pane; e gli uomini dispersi su vari punti per respingere i molteplici attacchi, non erano più in numero sufficiente per una efficace difesa. L'ultimo tentativo venne fatto da Calvi in Cima Mauria, ma se non si fosse ritirato in tempo col suo piccolo drappello, sarebbe stato preso in mezzo dai nemici che irrompevano da ogni parte.
Il giovane condottiero portato rapidamente dal bianco cavallo attraversò per l'ultima volta quelle vallate a lui tanto care, e che aveva difese con tanto ardimento, secondato dall'entusiasmo di quelle popolazioni, che avevano imparato ad amarlo come il loro dio tutelare.
La sera del 4 giugno egli ordinava ai vari presidi di ritirarsi sui monti; i Corpi franchi furono sciolti dal giuramento di fedeltà, e il Comitato della difesa cessò di esercitare il potere, trasmettendo al Municipio l'amministrazione del paese.
La sera del 5 giugno giungevano a Pieve tre battaglioni austriaci, ed alcune compagnie di croati, e attraversarono le vie silenziose, davanti le case chiuse, come un convoglio funebre in tempo di peste.
Il solo consigliere imperiale giudicò opportuno di recarsi allo stato maggiore, in frac e cravatta bianca, per presentare l'omaggio della sua rispettosa sommissione quale imperiale regio impiegato in quiescenza, giustificandosi presso i conoscenti col dire che si era sacrificato a quel passo nell'interesse del paese, per evitare nuove disgrazie, e raccomandare agli ufficiali il rispetto delle persone e delle proprietà.
Una taglia di dieci mile fiorini venne promessa a chi avesse consegnato Calvi nelle mani del vincitore, mentre tutti andavano a gara per servirgli di guida attraverso le montagne.
L'Austria che conosceva per prova l'eroismo di quei montanari, ne ignorava le altre virtù, l'ospitalità antica, la fede inconcussa, l'onore personale, ed avrebbe potuto mettere una taglia di dieci milioni, collo stesso risultato, senza che il più povero di quegli abitanti avesse mai pensato di commettere un tradimento.
Calvi, anche solo, avrebbe potuto attraversare tutti i paesi del Cadore assai più sicuro d'ogni ufficiale austriaco in mezzo ai suoi soldati. La lega dei galantuomini è la più valida difesa contro ogni insidia. Alcuni amici accompagnarono Calvi, non per salvarlo da' pericoli impossibili, ma per tenergli compagnia.
Varcate le montagne di Cimolais, giunsero a San Fiore nella villa Cadorina, poi passarono a Oderzo, e colà si divisero, stringendosi la mano, colla reciproca promessa di presto rivedersi, per tener ancora fronte al nemico.
Calvi e un suo compagno passarono per Ceneda e Serravalle, attraversarono il canale di San Boldo e andarono a rifuggiarsi a Mel, ove si riposarono alcuni giorni.