— Chi è? chiese sior Antonio, ordinando al cane di tacere.

— Aprite in nome della legge — risposero dal di fuori.

Il cane ricominciò ad abbajare, e tutti si guardavano in volto con sorpresa.

— Aprite subito o gettiamo la porta, gridarono quei della strada.

Tiziano voleva metter mano allo schioppo, ma sior Antonio con un segno imperativo gli ordinò di deporre l'arma, e andò ad aprire.

Entrò un commissario di polizia, seguito da due gendarmi, e si disse incaricato dall'autorità superiore di praticare una perquisizione.

— Veramente, osservò sior Antonio, mi pare che questo non sia nè il giorno nè l'ora di entrare in una casa di galantuomini, e di turbare la pace d'una famiglia onesta.... ma se tali sono gli ordini di chi è più forte di noi, è inutile di fare opposizione.

Allora incominciò quella minuziosa ed insolente manomissione che il governo austriaco soleva praticare nelle case degli italiani sospettati del grave delitto di amare la patria. Vennero esaminati tutti i mobili, guardandovi dentro per di sopra e per di sotto, disfatti i letti, smossi i pagliericci, tastati i materassi, i capezzali, i guanciali, le coltrici, capovolti i canapé, indagati i sacconi, vuotati a fondo i canterani, aperti i cassettoni e le scrivanie, scompigliate le vesti e i pannilini, frugate le carte, i registri, le lettere, profanate tutte le più sacre memorie domestiche.

Sior Antonio li seguiva stringendo i pugni, e mordendosi la lingua per non parlare.

Tiziano prese in un angolo sua madre e potè dirle senza essere inteso: