— Manda subito ad avvertire Michele....
Maddalena desiderando che Bortolo eseguisse sull'istante la commissione, gli andava facendo dei segnali che egli non intendeva, pareva diventato scemo, e poi un gendarme lo teneva d'occhio e non avrebbe lasciato uscire nessuno.
Trovarono degli scritti inconcludenti, delle lettere d'amici, delle note, delle memorie, che posero sotto sigillo, e quando ebbero finito di mettere la casa sottosopra senza costrutto, e si credeva che se ne andassero, il commissario dichiarò che il signor Tiziano doveva seguirlo.
— Io rispondo di mio figlio — disse sior Antonio — domani mattina andremo insieme dal signor Commissario distrettuale che mi conosce da un pezzo e....
— I miei ordini sono precisi — soggiunse il commissario di polizia — io devo arrestare il signor Tiziano Larese, e condurlo in ufficio....
— Lo conducete in prigione!... — esclamò Maddalena disperata — mio figlio è un galantuomo, e non ha fatto mai torto a nessuno.
Sior Antonio incominciava ad incrociare le ciglia, ed era cattivo segno. Tiziano prevedendo una fiera burrasca volle evitarla, e disse con calma:
— Non vi affannate, non vi date pensiero, nessuna ragione può valere contro la forza. Il diritto, la giustizia non possono opporsi con parole alla violenza, io seguirò il signor Commissario protestando che cedo perchè sono il più debole, che il governo commette un'ingiustizia.... e voi sapete quello che dovete fare.... — e così dicendo fissò in volto sua madre e le fece un segno d'intelligenza.
Poi prese il cappello e il tabarro, e seguì i gendarmi e il loro capo, ed usciti dalla porta ne trovò altri due che aspettavano davanti l'uscio, ed altri due che giravano intorno la casa, e tutti uniti si avviarono all'ufficio, camminando in silenzio sulla neve.
Erano poco lontani quando la povera Maddalena tutta in lagrime, comunicò a suo marito il desiderio del figlio: