—E poi?

—Non ho messo altro.

—Mancava dunque una cipolla, i chiodetti di garofano, le carote, il lauro ed il pepe. E quanto ha bollito?

—Ha bollito tre ore.

—Misericordia!!... ma questa è la cucina delle bettole, delle prigioni, e del seminario!

Papà Gervasio voltò le spalle alla Betta, e rivolto a suo figlio gli disse:

—Brillat-Savarin nel suo classico trattato sulla Fisiologia del gusto mette fuori questa giusta sentenza: «Dimmi che cosa mangi e ti dirò chi sei.» Adesso che vedo come mangi io ti dico: Tu non sei un avvocato ma un galeotto, tu non sei un uomo libero, ma un seminarista!... Prendi questo libro di cucina, leggilo attentamente, consiglia tua moglie a impararlo a memoria, e se per disgrazia la vostra casa andasse in fiamme, lascia bruciare i tuoi codici, ma salva il libro di cucina. È un libro positivo, ma che non esclude una certa poesia e prosa preferibile a molti versi. Il codice civile è buono per gli accattabrighe, per chi vuol far debiti senza pagarli; il codice penale mostra ai bricconi come si possa [pg!269] rubare senza andare in galera; ma il codice della cucina insegna a conservare la salute dei galantuomini, e questo val meglio di tutto. Compera anche il volume di Brillat-Savarin e meditatelo seriamente.

Papà Gervasio si era animato parlando, non aveva più riguardi, usciva dai gangheri; Metilde torceva il muso e s'attribuiva la predica:

«Se la cucina val meglio di tutto, essa pensava dentro di sè, vuol dire che mio suocero mi considera come buona da nulla, ma la mia educazione non mi permette di scendere tanto basso, ed io resterò sempre al mio posto.»

Oramai il pregiudizio morboso, che le faceva credere una volgarità ciò che è un sacro dovere, aveva messe le radici del tumore maligno, che il migliore chirurgo non può estirpare senza arrischiare la vita del malato. [pg!270]