Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio. Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i saluti e le solite domande, presentarono [pg!275] gli oggetti portati in dono. Un enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio.
Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo.
—Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre, disse Maria, o alla gibelotte alla francese.
—Non conosco nè questa salsa nè la gibelotte, osservò Silvio in aria compunta.
—Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti.
—Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde; ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare ad altro....
—C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate fare è segno che volete farmi partire più presto. [pg!276]
—Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto alla cugina, soggiunse:—Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un guattero distinto....
—Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di assistenza avrei ricorso a Metilde....
—Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco....