—Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una cuoca?...

Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose:

—Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e per la nostra salute....

Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti.

—Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le rispose:—Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla.

Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro per Venezia.

Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla [pg!278] trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in parte fredde, e in parte abbruciate.

Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non poteva a meno di lamentarsi.

—Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio.

Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che [pg!279] sua figlia non era libera, e che andavano ogni sera al teatro.