Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso.

Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia facesse ridere la gente.

Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse troppo [pg!280] ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini sociali.

La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere.

Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere [pg!281] un pollo. Fino che abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un uso od un abuso della nostra vita sociale!

—Silvio!...—gli chiedeva sua moglie,—perchè sei così pensieroso?... dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti confondi... e così mi rendi infelice!...—e si metteva a piangere e a singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli ospiti.

Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una [pg!282] parte della notte a far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina.

Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci della politica, e i processi della cucina. [pg!283]

[XVI.]

Un fortunato avvenimento venne a rompere la monotonia della loro esistenza. Una gradita rivelazione annunziò a Metilde lo gioie della maternità. La buona notizia corse le poste, portò la contentezza a papà Gervasio ed alla nonna; destò l'invidia dei cugini, attirò le congratulazioni cordiali dei parenti di Brianza, e di tutti gli amici di casa.