La piccola Maria cominciava a camminar sola, correva incontro ai nonni, balbettava le prime parole, era la tenerezza di tutti.
Venuto l'inverno la famiglia raccolta passava le sere nel salotto, ciarlando, giuocando alle carte e leggendo, la bambina dormiva tranquillamente nella sua cunetta di vimini, perchè la madre voleva tenersela sotto gli occhi fino all'ora di andare a letto, e allora se la portava in braccio, nella stanza, e la metteva nel suo letticino senza svegliarla.
Se venivano gli amici facevano la partita alle carte e il capitano litigava col maestro. Maddalena [pg!84] cercava di mitigare le irritazioni, di giustificare gli errori, non si lamentava mai degli sbagli di Pigna che giuocava con lei, molto peggio del maestro col capitano; Stefano stava a guardarli, la Beppina lavorava nei vestitini della sua bimba. Quando erano soli il capitano giuocava agli scacchi con Stefano, o metteva in ordine i cartocci delle sementi, mentre suo figlio leggeva ad alta voce un buon libro, e le donne agucchiavano. Una sera di gennaio la pioggia cadeva a scrosci, il vento fischiava fra gli alberi, la famiglia era sola, raccolta nel tepore della stufa, quando si udì una scampanellata che indicava molta fretta.
—Sarà il maestro Zecchini che si bagna, disse il capitano.
Mosè corse ad aprire. Due sconosciuti domandarono se il signor Stefano Bonifazio era in casa.
—Sì, signori, rispose il domestico, vengano avanti; e dopo di averli introdotti nell'atrio, domandò chi doveva annunziare.
Uno di loro rispose:
—Pregatelo di uscire un momento, abbiamo bisogno di dirgli una parola.
Mosè entrò nel salotto col volto turbato, dicendo che c'erano di fuori due figure antipatiche che volevano parlare col signor Stefano. [pg!85]
Stefano impallidì, il capitano se ne avvide e gli disse: