—Tanto gli uomini che le donne devono distinguersi dai bruti colla istruzione. Gli asini tirano il carretto carico, e i padroni li fanno [pg!98] camminare a legnate; se gli asini fossero istrutti caccierebbero a calci il padrone.

E così dicendo se ne andava maneggiando il bastone come fosse una sciabola, usciva nel parco borbottando fra i denti le più tremende minaccie contro il governo, abbatteva furiosamente le capsule dei papaveri per dare uno sfogo a quella collera impotente, che avrebbe voluto tagliare in quel modo le teste dei nemici.

La bambina gettava i libri, e correva in fondo al parco per sfuggire alla seccatura dello studio, ed alle prediche del nonno.

Così passarono alcuni anni fino che un carbonaro di Bologna, entrato nell'Assemblea nazionale francese, e poi salito sul trono imperiale dello zio, alzava lo stendardo delle nazionalità, promettendo l'emancipazione d'Italia, alla quale aveva giurato di contribuire, facendo parte della setta italiana nella vendita bolognese nel 1831.

È facile immaginare l'entusiasmo del capitano Bonifazio quando lesse il Proclama di Napoleone III che voleva l'Italia «libera dalle Alpi all'Adriatico.» Il carbonaro trivigiano andava ripetendo ad alta voce, e in uno stato di esaltazione, alcune frasi che lo avevano colpito: «Andiamo su questa terra classica, illustrata da tante vittorie, a ritrovare le traccie dei nostri [pg!99] padri.» Tutta la sua gioventù ritornava a rifiorire, tutte le aspirazioni della sua vita di cospiratore si avvicinavano al trionfo, tutto l'odio accumulato nel suo petto andava a sfogarsi colla vendetta del figlio e della nuora uccisi collo stesso colpo dall'aborrito governo austriaco.

Il vecchio soldato di Napoleone I si sentiva ringagliardire alle parole di Napoleone III, e la spina dorsale curvata sotto il peso degli anni dolorosi, si rialzava rigogliosa alla scossa elettrica scoppiettante nelle solenni promesse. Egli era vicino ai settantatrè anni ma gli pareva di essere ancora abbastanza robusto da poter portare un fucile, e intanto nell'impazienza d'un primo assalto, egli percorreva le camere a passo di marcia, armato del suo bastone, la sola arma che gli era stata lasciata dall'Austria, e si arrestava davanti i ritratti di Napoleone I, facendogli il saluto militare. All'arrivo del maestro si gettò nelle sue braccia; questi fu sorpreso e beato di tanta intimità, che non aveva mai ottenuta nei lunghi anni della loro relazione, passati brontolando sopra ogni argomento.

La vecchia Maddalena temeva che suo marito diventasse matto in quello stato d'orgasmo e di esaltazione irrefrenabile.

Il vecchio Pigna, tenendo per mano il figlio [pg!100] di suo figlio, un bambino di otto anni, lo condusse per la prima volta in casa Bonifazio a vedere i quadri delle battaglie di Napoleone, per fargli capire che cosa fosse la guerra.

Il capitano gli dava le spiegazioni necessarie. Il piccolo Andrea col naso in aria, gli occhi sbalorditi, la bocca aperta, guardava ora le battaglie ed ora il capitano, ed aveva più paura di costui, gesticolante con furore, che degli eserciti combattenti nei quadri fra i morti e i feriti.

La Maria venne a prendere per mano il piccolo Andrea, che era circa della sua età, e lo condusse in giardino per liberarlo dagli assalti del nonno.