Il vecchio Pigna si fregava le mani in segno di giubilo, pensando che il nuovo governo avrebbe diminuite le imposte e il prezzo del sale, sperando che la guerra avrebbe fatto aumentare il valore del frumento, dell'avena, del vino, del fieno, come al tempo della guerra in Crimea.

Ogni momento entrava qualche nuovo curioso per aver notizie della Lombardia. Il capitano non salutava nessuno, ma gettava in aria il berretto, e lo metteva in cima al bastone, alzandolo in segno di tripudio, e diceva a Zecchini:

—È venuto il tempo del salasso!

Assicurava tutti dell'imminente liberazione; ed esclamava: [pg!101]

—L'Austria è finita!.... fra poco saremo a Vienna!... Evviva i Napoleonidi!

Al primo indizio di guerra Gervasio aveva fatto i bauli, e rinunziato alla cattedra, per ritornare in patria. Ma prima di lasciare la Bretagna, il padre ed il figlio erano andati a fare l'ultima visita al cimitero, e genuflessi sulla tomba della moglie e della madre, l'esule sentiva che l'affetto e il dolore ci fanno mettere le radici anche nella terra straniera, e non poteva staccarsi da quel mesto soggiorno senza lasciarvi un lembo del cuore. La povera defunta restava sola e non avrebbe più l'omaggio delle lagrime e dei fiori dei suoi superstiti. Pei morti sulla terra straniera, il giorno della liberazione della patria, l'esilio diventa isolamento. I parenti, gli amici, i compagni ritornano al loro paese, ed essi rimangono affatto soli.

Gervasio e Silvio partirono piangendo, e deplorando di non poter portare con loro le ceneri sacre della loro povera morta.

Erano anche dolenti di non poter rientrare in patria colle armi alla mano, ma il padre era rimasto storpio per la ferita del 48, e il figlio aveva appena otto anni.

Il reduce difensore di Venezia anelava ardentemente di riabbracciare i vecchi genitori, di consolarli [pg!102] colla presentazione di suo figlio, che avrebbe occupato il posto del povero Stefano, e anelava ansiosamente di rimettere il piede nell'eroica città, alla quale aveva consacrata la vita, e della quale dipingeva gl'incanti e il prestigio al figliuolo che stava estatico ad ascoltarlo.

Attraversando la Savoja gli pareva che le Alpi si fossero moltiplicate per ritardare il suo ritorno. Finalmente giunsero a Torino e lo trovarono in festa per la battaglia di Magenta che aveva aperta la porta della Lombardia. Visitarono la capitale del Piemonte con rispettosa riconoscenza, come il tempio santo della rigenerazione nazionale.