Il 9 giugno, Gervasio scriveva a suo padre: «Jeri siamo entrati a Milano, dopo gli eserciti alleati che accompagnarono il re e l'imperatore, i quali furono accolti con indescrivibile entusiasmo dalla popolazione esultante. Silvio è felice di trovarsi in Italia, e desidera vivamente di abbracciare i suoi nonni; domani visiteremo quelli di Brianza, e in breve tempo saremo in seno della famiglia, per non dividerci mai più. E questo pensiero mi consola in modo tale da farmi dimenticare molti dolori sofferti nella troppo lunga lontananza.»

Poi furono interrotte le comunicazioni, e non corsero più nè le lettere nè le notizie stampate. [pg!103]

Il 24 giugno nella villa Bonifazio si udiva il rombo lontano del cannone. Tutti ascoltavano in silenzio, il capitano era in uno stato di esaltazione eccessiva, fremeva d'essere lontano dal combattimento, si agitava convulso all'idea della vicina liberazione, che gli rappresentava il trionfo delle sue idee di patriotta, il meritato compenso dei pericoli di cospiratore, la vendetta dei figli perduti, la gioia di rivedere il suo primogenito, lontano da tanti anni, e di conoscere alfine il nipote, che continuava la discendenza mascolina della famiglia. Maddalena sospirava fra le speranze consolanti e le apprensioni dolorose, pensando alla gioia di abbracciare il figlio e il nipote, e palpitando per le nuove vittime della guerra.

Maria girava pel parco col suo amico Andrea Pigna, e i due ragazzi inconsci del solenne momento si trastullavano coi giuochi infantili.

Il giorno seguente giunse la notizia della battaglia di Solferino. Il maestro Zecchini ritornò da Treviso con relazioni confuse, che lasciavano incerti i risultati. Il capitano montò sulle furie e lo coperse d'improperi, ma il povero diavolo aveva fatto la pelle dura, dopo la lunga abitudine col vicino. Maddalena, come al solito, cercava di metter pace, ma questa volta i suoi tentativi riuscivano [pg!104] vani, suo marito si esaltava sempre più e non voleva ammettere altro che vittorie e trionfi d'Italia e Francesi, e sole disfatte d'Austriaci.

Più tardi giunsero alcuni particolari precisi. La battaglia era stata micidiale da ogni parte, il furore del cielo s'era aggiunto al valore degli alleati, e dopo la strage guerresca l'uragano aveva costretto gli Austriaci alla ritirata.

—Dunque fu una vittoria decisiva, esclamava il capitano, adesso i nostri devono girare le fortezze, ed entrare francamente nel Veneto; fra due o tre giorni saranno a Treviso!...

E il maestro si arrischiava di rispondere:

—Taluno, che si pretende bene informato, asserisce che i nostri non si muovono, e che l'Austria riceve rinforzi.

—Baie! baie! urlava il capitano, baie fatte spargere apposta dal governo per persuadere i credenzoni e gli sciocchi....