—Ma a Treviso il governo non si muove, e a Venezia si aspettò invano l'arrivo delle flotte riunite...

—Mi pare che siate troppo soddisfatto!...

—Anzi al contrario sono dispiacentissimo, ma....

—Non ci devono essere dei ma!... nè ci possono essere altri dubbi, altre reticenze e incertezze che quelle dei nemici della patria... e delle spie!.... [pg!105]

Maddalena volgeva gli occhi supplichevoli verso il maestro per farlo tacere, ed egli che era sempre innamorato di quella santa donna, sopportava in pace le ingiurie, abbassava la testa, e si rassegnava al silenzio.

Il capitano dava un gran pugno sul tavolo e usciva inviperito, per correre in traccia di più consolanti notizie. Ma camminava barcollando sorpreso dalle solite vertigini.

Frattanto la buona Maddalena metteva in assetto le camere destinate al suo Gervasio, e a Silvio, che amava tanto senza averlo veduto mai altro che in fotografia, e raccoglieva con materna sollecitudine tutte quelle cose che potevano tornare gradite ad entrambi, per la memoria del passato e le tradizioni di famiglia.

Il vecchio Mosè la secondava del suo meglio, e contemplando i ritratti di Gervasio e di Silvio si commoveva al pensiero di vederli giungere al cancello, incontrati dai genitori e dai parenti, fra il giubilo degli amici, dei concittadini, di tutti coloro che amavano e stimavano Gervasio, del quale gli chiedevano sempre le nuove.

Passarono alcuni giorni nell'incertezza, fino che giunse la notizia dell'armistizio. La Maddalena pregò il maestro e tutti di casa di nascondere la brutta novità per non esacerbare i nervi di suo [pg!106] marito, ed anche colla speranza che fosse una delle tante menzogne che circolavano in quei giorni, e non avevano alcun fondamento.

Il capitano inquieto di quel silenzio uscì per cercare delle notizie, ma appena giunto al cancello vide un ragazzetto che gli veniva incontro con un viglietto. Lo aperse rapidamente. Lo scritto gli veniva da un amico fidato, e conteneva queste poche parole: «Hanno firmata la pace. Il Veneto resta all'Austria.»