—Tradimento!...—urlò il capitano. Fece due passi, si fermò, voleva gridare ancora tradimento ma non riuscì che a balbettare poche sillabe interrotte. Alzò le braccia, e parve che cercasse d'intorno un sostegno che gli mancò, era barcollante, stramazzò a terra come se fosse colpito da un fulmine, battendo la testa sul pavimento. Il ragazzetto spaventato corse in tutta fretta a chiamar gente.

Mosè si precipitò sul padrone, e mentre cercava di fargli riprendere i sensi, bagnandogli la fronte e ripetendo delle frizioni coll'aceto, gli altri domestici accorsero in cerca del medico, il quale non tardò a comparire. Il polso non batteva più, gli mise una mano sul cuore.... il capitano era morto.

La violenta commozione gli aveva fatto salire [pg!107] il sangue al cervello; l'apoplessia, e il colpo ricevuto alla testa lo avevano ucciso.

Gervasio aspettava il momento di passare il Mincio, quando ricevette la triste notizia. La pace di Villafranca che lo privava della patria, gli aveva rapito il padre.

Maddalena che attendeva da un giorno all'altro il figlio e il nipote, perdette anche il marito; e si trovò isolata nel dolore, con una bambina, che le ricordava le passate sventure.

Sono disinganni che vanno fino allo spasimo e al delirio. E non era la sola famiglia Bonifazio la vittima del prolungato dominio straniero, ma centinaia di famiglie venete restavano separate dai figli; e molte rimasero senza patria e senza figli, i quali erano morti sul campo di battaglia, difendendo l'indipendenza del loro paese.

Furono giorni di lutto universale, da far disperare della libertà e della vita, se l'incrollabile fermezza degli Italiani non li avesse sostenuti in mezzo a tante minaccie, davanti a tanti pericoli, col voto costante di lottare sempre, senza contarsi, contro tutti, fino che fosse raggiunto lo scopo.

Il maestro Zecchini tentò di consolare il profondo cordoglio della vedova, divenne la provvidenza della famiglia, e il tutore della bambina. [pg!108] Si occupò dei funerali del capitano, che riuscirono decorosi, dimenticò tutti i rabbuffi di lui, per non ricordarsi che delle buone qualità del vicino, faceva l'elogio del morto, con tutti gli amici e conoscenti, come si fa sempre in tutte le iscrizioni e in tutti i discorsi funebri.

La nonna Maddalena e Maria rimasero sole in quella casa, che aveva tutto sacrificato pel paese, e il cómpito della povera vedova le era chiaramente definito: allevare Maria, conservare la modesta sostanza al figlio e ai due nipoti; e dato sfogo al dolore colle lagrime, dovette alfine rassegnarsi al destino, e si accinse con coraggio a fare il suo dovere.

Il maestro Zecchini la consigliava di collocare la fanciulla in un buon collegio per educarla secondo la sua condizione, o almeno di mandarla in una buona scuola in città, ma la Maddalena vi si rifiutò recisamente.