—Le donne, essa diceva, basta che sieno buone padrone di casa.
Il maestro tentennava la testa, e le rispondeva:
—No, cara signora, questo non basta; adesso si esige di più anche dalle donne, destinate alla vita sociale. Maria avrà una buona dote, può fare un buon matrimonio, e non deve restare ignorante.
—Io non soffrirò mai che Maria si allontani [pg!109] da casa, voglio averla sempre sotto gli occhi, non devo abbandonarla, nè essere abbandonata dalla sola creatura che mi resta....
—Ma qui in campagna, senza istruzione, non potrà sposare che un uomo al di sotto della sua condizione....
—Purchè sia felice che importa?.... credete che in città sarebbe più felice?... Io ho vissuto sempre in campagna, e non avrebbe mancato nulla alla mia felicità senza le disgrazie della politica....
—Ma se un giorno la stessa Maria vi facesse il rimprovero di averla privata d'educazione, come potreste consolarvi di questa accusa?...
—Non lo farà mai! Caro maestro, non si rimpiange quello che non si conosce....
—Domando scusa. Io non conosco i milioni, eppure deploro continuamente d'esserne privo. Quante belle cose avrei fatto, se fossi stato milionario....
—Credete che i milioni vi avrebbero reso felice? v'ingannate. Maria sarà felice, senza essere tanto ricca. Ci penso io, ve lo prometto, io saprò farne un'eccellente massaia; e suo marito, e i suoi figli saranno bene contenti d'averla per moglie e per madre.