—Lo voglia il cielo, ma non sono di questa [pg!110] opinione. Farete di Maria una brava massaia, ma sarà una donna incompleta....
—Nulla è perfetto sulla terra! concludeva la Maddalena.
E così andavano discutendo sovente fra loro, e pareva destino che il migliore amico di casa Bonifazio fosse sempre in contradizione prima col marito e poi colla moglie, che non potevano star senza di lui, trovandosi continuamente discordi.
Ma se le cure per la bambina erano incessanti ed affettuose, le cure del giardino e del parco erano totalmente abbandonate.
Maddalena da brava padrona di casa amava il risparmio, e giudicava il lusso contrario all'economia, non rifiutava mai di fare le spese pei campi che aumentano la rendita, ma le ripugnava di spendere pel giardino e pel parco. Preferiva occuparsi dell'orto che forniva la cucina e la mensa di eccellenti prodotti, trascurava la coltura delle serre e dei fiori che le sembravano superflui. E al posto delle piante rare dietro le invetriate faceva distendere al sole le reste delle cipolle e dell'aglio; in luogo dei vasi di gerani, e di viole a ciocche che il capitano esponeva alle finestre, essa vi metteva le zucche. Si compiaceva di avere dei bei sedani bianchi, delle rape dolci, dei cavoli giganti, dei poponi profumati e saporiti. [pg!111]
Il resto lo confidava alla natura, e lasciava tutte le piante ornamentali in piena libertà.
Ma chi credesse rovinato il parco sarebbe in errore, esso non aveva fatto che cambiare di aspetto, acquistando, dall'assoluto abbandono, una bellezza artistica senza pari. Gli alberi che non furono più tormentati dal coltello e dalla forbice che limitavano la loro espansione, si erano vendicati della passata disciplina gettandosi con pieno vigore ad ogni eccesso di sfrenata vegetazione, gli arbusti avevano invase le strade, le sementi cadute da tutte le piante avevano germogliato in un caos indescrivibile che presentava l'aspetto d'una foresta vergine dove le bignonie, le edere, le clematidi, e tutte le ampelidee si arrampicavano sugli alberi e ricadevano in festoni.
I fiori moltiplicandosi senza freno erano usciti dalle aiuole, avevano invaso il prato e i viali, crescevano confusamente, e fiorivano in abbondanza nell'anarchia. I rosai che non furono mai regolati da nessun freno, erano saliti sulle piante più robuste, andavano a cercare il sole fuori dei rami del loro tutore, e fiorivano in alto ricadendo pel loro peso naturale in nappe e frangie fiorite come se ne vedono sulle scene del teatro in qualche ballo fantastico. I venti e gli uragani scuotendo violentemente tutte le fronde avevano compiuta [pg!112] l'opera della natura, infrante le cime di qualche abete, lacerate alcune piante antiche, e data l'ultima pennellata al quadro stupendo.
Per certi viali non si passava più, ma in compenso erano sorti dei boschetti rigogliosi, con tutto il vigore della natura indipendente, in un terreno divenuto fertilissimo dal terriccio prodotto da vari strati di foglie cadute e marcite al posto, e si formarono delle macchie con viluppi inestricabili di rami di varie piante, con foglie, fiori e sementi della più bizzarra e capricciosa complicazione, che formavano cupole e pergolati che la più strana fantasia architettonica non avrebbe saputo immaginare.
In cambio delle strade a curve studiate c'erano dei sentieri formati naturalmente dal passaggio dei contadini che andavano a falciare il fieno, o attraversavano il parco per altri motivi; i padroni, gli amici, i domestici passando sempre sulle stesse traccie si formava la nuova strada.