Adunque, posta essendo ogni cosa in pronto, il dì 14 dicembre i Franzesi si avviavano all'assalto. Gli alleati, che sapevano che da quel fatto doveva risultare non solo la conservazione o la perdita di Tolone, ma ancora la riputazione delle armi e l'acquisto d'Italia, con grandissimo ardire gli aspettavano. Feroce fu l'assalto, feroce la difesa; la fortuna si mescolò spesso col valore; ora prevaleva la furia al coraggio, ora il coraggio alla furia; ora la sicurità dei luoghi faceva inclinare le sorti a favore degli assaltatori, ora l'audacia, per verità non credibile se non fosse vera, le voltava a favor degli assaltatori: stette un pezzo dubbia la battaglia; già le difese erano lacere dall'un canto, già dall'altro i gioghi dei monti ed i parapetti delle batterie inglesi apparivano cospersi di cadaveri franzesi, e nonostante non cessava l'ostinazione delle parti; che anzi i sangui che ribollivano rendevano gli uomini più accaniti e continuamente si dava mano al tuonare, al ributtare, al ferire da presso e da lontano. Prevalse la fortuna di Francia; i forti tutti caddero in mano dei repubblicani.

L'espugnazione de' forti rendeva impossibile agli alleati il tenere più lungamente Tolone: conciossiachè i repubblicani potevano fulminarvi dentro, e spazzando i due seni sperperare all'estremo le flotte confederate. Deliberaronsi a vuotare; ma prima vollero fare tutto quel maggior male che poterono. Posto mano adunque alle faci, appiccarono il fuoco alle navi che non potevano trasportare con loro ed a tutte le opere preziose di marineria di cui Tolone abbondava. In questo Sidney Smith, uomo più atto alle imprese rischievoli che alle grandi, con molta industria ed attività si adoperava. Ardevano le navi, ardevano le armerie, ardevano gli arsenali; nella città medesima le case ardevano. Breve ora distruggeva opere, cui l'industria umana aveva penato lungo tempo a compire.

Ma compassionevole spettacolo era quello de' Tolonesi, i quali costretti ad abbandonare la patria loro per non cader nelle mani di gente sdegnata, accorrevano in tutta fretta alle navi, conducendo con esso loro le donne, i fanciulli, e le suppellettili più preziose che in tanto precipizio avevano potuto raccorre. Tra questi alcuni annegavano per la fretta, altri erano straziati dalle artiglierie de' loro compatriotti o da quelle degl'Inglesi. Così tra il fuoco, il fumo, il tuonare, lo scompiglio delle navi che andavano e venivano, le minaccie de' soldati da terra che fuggivano, lo strepito de' soldati da mare che volevano metter ordine e regola dov'era disordine e confusione, le grida disperate di coloro che si spatriavano, era un dolore, un terrore, una miseria che si possono meglio con la mente immaginare che con le parole descrivere. Dieci mila Tolonesi, disperando della pietà del vincitore, accettato l'esilio, si ricoveravano alle navi, non sapendo nè dove nè quando avessero a terminarsi le miserie loro. Tre giorni e tre notti durò la lagrimevole tragedia. Finalmente le flotte confederate, tirandosi dietro le navi rapite di Francia, i giorni 18 e 19 dicembre si ricoverarono nelle vicine isole Iere, che sono le antiche Stecadi. Il giorno 20 poi, e poichè tutti si erano ridotti a salvamento, vuotato il forte Lamalgue che ne avea protetto la ritirata, lasciarono la misera terra intieramente a discrezione de' repubblicani: entraronvi fieri e minacciosi.

Arsero nell'incendio tolonese acceso dagl'Inglesi quindici navi grosse di fila; arsero sei fregate, con molti altri legni minori. Rapirono e s'appropriarono gli Inglesi la grossissima nave di cento venti cannoni chiamata il Commercio di Marsiglia, col Pompeo ed il Potente, l'uno e l'altro di settantaquattro, e con le fregate la Perla, l'Aretusa, l'Aurora, il Topazzo e non pochi altri legni minori. I Sardi se ne portarono la fregata l'Alceste; i Napolitani il brigantino l'Imbroglio, gli Spagnuoli la piccola Aurora, esile preda a comparazione di quella d'Inghilterra.

Queste furono le spoglie di Tolone rapite dagli alleati. E non era poco per l'Inghilterra l'aver distrutto il navilio di una nazione emula, che ai tempi floridi aveva combattuto con lei dell'imperio dei mari, e che tuttavia avrebbe potuto tener in pendente la fortuna del Mediterraneo. Così perì Tolone, città nobile e ricca, e sede principale della marineria franzese.

I rappresentanti del popolo, Barras, Freron, Robespierre giovane e Saliceti scrissero il dì 21 dicembre al consesso nazionale, essere Tolone in potestà della repubblica.

MDCCXCIV

Anno di
Cristo
MDCCXCIV
. Indiz.
XII
.

Pio
VI papa 20.

Francesco
II imperadore 3.