Queste parole maravigliosamente accendevano quegli animi valorosi. Era l'esercito italico, in cui si noveravano poco più di venticinque mila soldati, distribuito nelle stanze in modo che la destra, governata dal generale Soult, da Recco in riviera di Levante sino a Cadibuona e Savona si distendeva: presidiava Gavi e Genova, in cui alloggiava, il generalissimo Massena. La sinistra, che obbediva al generale Suchet, custodiva la riviera di Ponente da Vado sino al Varo, con presidii posti nei principali luoghi e nei sommi gioghi delle Alpi marittime; fronte certamente troppo lunga per potersi guardare convenientemente con sì poche genti. Ma Genova necessitava i consigli dei Franzesi, perchè importava ai disegni ulteriori del consolo ch'ella si tenesse lungamente, e voleva Massena conservarvi un campo largo per le tratte delle vettovaglie, di cui penuriava, il che l'aveva fatto risolvere a non cedere le riviere se non quando a ciò fosse sforzato.
Da un'altra parte Melas, abbenchè fosse guerriero avveduto e sperimentato, e forse appunto perchè era, non poteva persuadere a sè medesimo che le genti raccolte in Digione fossero una tempesta che avesse a scagliarsi contro l'Italia. Non misurava egli bene la prontezza di Buonaparte, nè la docilità dei Franzesi a scorrere là dove il nome suo e la sua voce li chiamavano. Laonde ei se ne viveva troppo alla sicura su quanto potesse succedere alle spalle e sul suo destro fianco.
MDCCC
Anno di
Cristo
MDCCC
. Indizione
III
.
Pio
VII papa 1.
Francesco
II imperadore 9.
Gli Austriaci, che molto prevalevano in numero a Massena, erano per modo alloggiati, che tutto il territorio ligure fasciando, da Sestri di Levante per le sommità degli Apennini opposte a quelle che occupavano i Franzesi, si distendevano fino al colle di Tenda. Governavano a sinistra Otto, poi, seguitando a destra, Hohenzollern, il generalissimo Melas, Esnitz, e finalmente sulla estrema punta destra Morzin. Accingendosi Melas ad invadere il Genovesato, mandata prima una grida ai Genovesi piena di generose parole, aveva condotto il grosso de' suoi alle stanze delle Cercare, intendimento suo essendo di spingersi avanti, cacciando gli avversarii dai sommi gioghi a Savona, per separare e disgiugnere in tale modo l'ala sinistra dei Franzesi dalla mezza e dalla destra che combatteva nella riviera di Levante. Ottenuto il quale intento, gli si spianava la strada, essendo questo l'ultimo fine de' suoi pensieri, a serrare Massena dentro Genova ed a costringerlo alla dedizione.
Spuntava appena il giorno 6 aprile che i Tedeschi, partendo dalle Cercare divisi in tre schiere, s'incamminavano alle ordinate fazioni. La mezzana, condotta da Mitruschi, marciando per Altare e per Torre, si avvicinava a Cadibuona, posto molto fortificato dai Franzesi, e chiave e momento principale di tutta quella guerra. Il generale San Giuliano colla sinistra faceva opera d'impadronirsi di Montenotte, per quinci accennare contro Sassello, dove alloggiava un grosso corpo di repubblicani. Finalmente la destra, che obbediva ad Esnitz ed a Morzin, passando per le Mallare ed avvicinandosi alle fonti della destra Bormida, aveva carico di sforzare i passi del monte San Giacomo.
Si combattè da prima da ambe le parti molto valorosamente a Torre, avendo gli Austriaci il vantaggio del numero, i Franzesi del luogo. Finalmente superarono i primi quell'antiguardo, e tutto lo sforzo si ridusse sotto le trincee di Cadibuona. Quivi fu molto duro l'incontro, e la battaglia si pareggiò lungo tempo; ma finalmente fe' dare il crollo in favore dell'armi imperiali la mossa di un valoroso battaglione di Reischi, il quale, assaltate di fianco le trincee, costrinse i repubblicani alla ritirata, non senza tale disordine delle ordinanze, che, se non fosse stato presto Soult a sopraggiungere con aiuti freschi, sarebbero stati condotti a molta ruina. Ma non potè nemmeno la presenza e l'opera di Soult ristorare la fortuna; perchè gli Austriaci, seguitando l'impeto della vittoria, obbligarono il nemico a ricoverarsi al monte Aiuto, munito ancor esso di qualche fortificazione. Volle Melas torre quel nuovo ricetto al nemico: mandò all'assalto Lattermann e Palfi, che, fortemente urtando da lato e da fronte, sloggiarono i Franzesi da quel forte sito, e se ne impadronirono. Fecero i repubblicani una nuova testa a Montemoro: Melas, combattendoli da fronte, e girando loro alle spalle ed ai fianchi, e dando perciò loro timore di essere tagliati fuori, li costrinse a dar indietro, col ritirarsi disordinatamente a Savona. Seguitaronli, pressandoli molto alla terga, i vincitori, e con essi alla mescolata entrarono nella città. Soult, non istandosene ad indugiare, introdotta nella fortezza quanta vettovaglia potè in quell'improvviso e pericoloso accidente, si ritirava a Varaggio. Riuscirono molto micidiali questi incontri alle due parti: i Franzesi patirono di vantaggio, trovandosi in minor numero.
Frattanto Esnitz aveva assaltato monte San Giacomo custodito da Suchet, che virilmente vi si difese qualche tempo; ma, vincendo gli Austriaci in varii punti, entrarono vittoriosi in Vado. Suchet per le terre di Finale, Gora, Bardino, la Pietra e Loano indietreggiava fino a Borghetto. Nè meno felicemente si era combattuto per gli Austriaci in riviera di Levante ed alla Bocchetta; perchè Otto, assaltando i diversi posti, aveva costretto i Franzesi alla ritirata. La Sturla sotto, il Bisagno sopra separavano in fine i due nemici, e gli Austriaci dall'eminenza del monte delle Fascie vedevano ed erano veduti da Genova.