Fortissimo era l'alloggiamento dei Franzesi alla Bocchetta e molto ardua la sua espugnazione, avendo voluto assicurarsi di quella strada facile ed aperta contro il nemico che venisse dai piani della Lombardia. Gli assaltava Hohenzollern coi due reggimenti di Kray e d'Alvinzi condotti dal generale Rousseau, e l'una dopo l'altra, non senza però molto contrasto e sangue, si recava in mano, conquistando tutte le trincee e le artiglierie che le guernivano. Per la quale fazione acquistarono gli Austriaci il passo delle valle della Polcevera con la facoltà di stringere più da vicino Genova. Rannodaronsi i Franzesi a Pontedecimo.

Massena, che prevedeva che non avrebbe potuto tenersi lungamente in Genova, se gl'imperiali fossero troppo vicini alle mura, perchè più presto gli sarebbero mancate le vettovaglie, fece pensiero di allargarsi. Siccome poi era uomo generoso e d'animo invitto, non contentandosi al volersi acquistare un campo più largo, benchè fosse molto inferiore pel numero dei soldati al nemico, si delibera a far opera di rompere gli Austriaci sulle alture di sopra Savona, per ricongiungersi con l'ala governata da Suchet. Ma l'evento della guerra ed il destino di Genova erano per giudicarsi sulla riviera di Ponente. Marciava Massena inferiormente più accosto al mare per assaltar Montenotte, Soult superiormente e a destra per impadronirsi di Sassello, quindi del monte dell'Armetta, poi di Mioglio e del ponte Invrea. Quivi avrebbe potuto unirsi a Massena venuto da Montenotte, per indi marciare uniti verso il Cairo, confidando anche di trovarvi Suchet. Soult, combattendo il nemico, restava superiore, nè più altro impedimento gli restava a superare per arrivar al compimento del suo disegno per al Cairo, se non se i posti di Moglio e di ponte Invrea. Vi sarebbe anche riuscito, se la fortuna si fosse scoperta tanto favorevole a Massena quanto si era scoperta a lui. Ma le cose succedettero sinistramente nella parte condotta dal generalissimo; poichè Melas in questo pericoloso punto, non turbata la mente nè diminuito l'animo, si appigliava prestamente ad un partito; ed avvisando che l'evento della battaglia pendeva appunto dalla schiera di Massena, e che se gli fosse venuto di obbligarla a ritirarsi rotta e sconquassata, sarebbe stato obbligato Soult a tornare addietro, la fazione riuscì come l'aveva preveduta. Assaltati i Franzesi da ultimo con molta forza a Cogoletto; bersagliati al punto stesso dagl'Inglesi accostatisi al lido colle loro barche armate di artiglierie; finalmente venne a precipitarsi contro di loro la cavalleria austriaca. Pressati da tutte bande, non poterono resistere, e disordinati si ritirarono precipitosamente ad Arenzano, ma piuttosto per modo di posata che d'alloggiamento stabile.

Massena, non credendosi sicuro in questa terra, si ritirava più indietro fino a Voltri, soltanto per aspettarvi Soult, che percossi in vano con assalto ponte Invrea e Mioglio, e udito il caso sinistro di Massena, si ritirava a presti passi. Infatti si raccozzarono i due generali della repubblica a Voltri. Melas, riunite tutte le sue forze, ne li cacciava, e perseguitandoli aspramente con faci accese, perchè era sopraggiunta la notte, li costringeva a varcare la Polcevera sul ponte di Cornigliano, a ripararsi del tutto dentro le mura di Genova ed a desistere da qualunque assalto alla campagna.

Mentre che le cose dell'armi procedevano in questa forma a Voltri, Otto aveva ricacciato Miollis dai monti Cornua e delle Fascie, per modo che il francese, impotente al resistere, aveva preso partito di ritirarsi nella valle del Bisagno e sulla destra sponda della Sturla. Così Massena privato della campagna si era ridotto a difender Genova ed i luoghi più vicini. Intanto le frontiere della repubblica sull'Alpi Marittime restavano esposte all'impeto tedesco.

Piantava il generalissimo d'Austria il suo alloggiamento in Sestri di Ponente; ma non volendo lasciar indebolire la fama dei recenti fatti, nè dare tempo a Suchet di ricevere rinforzi, si accingeva a cacciare per forza il generale di Francia da tutta la riviera di Ponente. Vinselo in una fazione improvvisa a Torìa: recatosi in mano il colle di Tenda, il minacciava alle spalle e sul fianco sinistro. Suchet, ch'era capitano esperto, avendo fatto quanto per lui si poteva con le poche forze che gli restavano, per ritardare il corso al nemico, si ritirava sulle terre dell'antica Francia oltre il Varo. Il seguitava l'Alemanno, ed impossessatosi di tutta la contea di Nizza, compariva sulla sinistra del fiume. La principale forza dei Franzesi era a San Lorenzo. Vennero quivi ad annodarsi alcuni reggimenti, sebbene deboli, di regolari; chiamavano le guardie nazionali della Provenza. Aveva Suchet provveduto che un telegrafo piantato sul forte di Montalbano lo informasse ad ora ad ora delle mosse di Melas. Ciò fu cagione che non così tosto il Tedesco faceva un apparecchio, il Franzese si apprestasse a combatterlo. Intanto si combatteva aspramente sulle rive del Varo. Due volte i Tedeschi assaltarono con singolare audacia il ponte; due volte furono con uguale valore risospinti. In tal modo con somma sua lode, ed utilità grande della repubblica difendeva Suchet il territorio di Francia, e secondava l'opera immensa concetta dal consolo.

Già il canuto e vittorioso Melas si accorgeva che era caduto nell'insidia tesagli dal giovane guerriero, e che, non che fosse tempo di conquistar la Provenza lasciatagli a bella posta quasi in preda, gli era forza pensare di conservar, se ancora potesse, l'Italia. Erangli giunti i primi avvisi del calarsi Buonaparte dalle Pennine Alpi: ebbe sulle prime il fatto in poco conto; errò nel credere che il consolo fosse uomo da comparir debole sulle sommità delle Alpi; avrebbe anzi dovuto persuadersi che dov'era Buonaparte, là fosse tutta la fortuna della guerra, là covasse la rovina sua. Mandava sui primi romori una schiera in Piemonte pel colle di Tenda; ma quando s'accorse che se la fama era stata grande, il fatto era più grande ancora, si risolveva a torsi velocemente da quell'estremo ed infruttuoso campo, dove combatteva per condursi in quei luoghi nei quali vincitore avrebbe a fare con vincitore. Ordinava Melas ad Esnitz, che aveva lasciato alla guerra contro Suchet, prestamente si tirasse indietro, e venisse a raggiunger Otto, che instava contro Genova, se Genova ancora si tenesse, o lui stesso nei piani d'Alessandria, se la capitale della Liguria già avesse ceduto all'armi d'Austria. Ritiravasi Esnitz, seguitavalo velocemente Suchet. Serratogli il passo pel Genovesato, si riparava l'Alemanno per la valle di Ormea nelle piemontesi contrade; il Franzese, spintosi avanti, stringeva il castello di Savona.

A questo tempo consisteva la guerra in due accidenti principalissimi: l'assedio di Genova e la scesa di Buonaparte in Italia: l'uno era strettamente congiunto all'altro. Otto faceva ogni sforzo per impadronirsi della piazza, bramando di poter correre alla guerra definitiva nei campi d'Alessandria. Massena, che per coraggio e per l'arte de' suoi ufficiali e dei patriotti fuorusciti del Piemonte, che andavano e venivano a portar novelle, traversando con estremo pericolo loro gli alloggiamenti dei Tedeschi, era bene informato di quanto accadesse sulle Alpi Pennine, desiderava, più lungamente che possibil fosse tenerla per la ragione contraria. Nacquero da questa sua ostinazione fatti molto memorandi e tali che raramente si leggono nei ricordi delle storie. La città capitale della Liguria, posta a guisa di anfiteatro, donde ella fa magnifica mostra, sul dorso dell'Apennino tra la Polcevera e il Bisagno, è chiusa da due procinti di mura, uno più largo, l'altro più stretto. Sono questi due procinti muniti di bastioni e di cortine consenzienti alla natura del luogo, aspra, scoscesa e disuguale. Le difese di Genova, quando stava in propria balia, bastavano, perchè con un breve assedio non si poteva prendere, i lunghi erano impossibili per le emulazioni delle potenze.

Consistevano le difese vive di Massena in dieci mila soldati franzesi; aveva con sè Soult, Gazan, Clauzel, Miollis, Darnaud. Accostavansi a queste forze circa due mila Italiani di nazione diversa, ordinati da Massena in corpo regolare sotto la condotta di un Rossignoli Piemontese, uomo di natura molto generosa e di gran cuore. Le corroborava la guardia nazionale di Genova, fedele, parte per amore di Francia, parte per odio ai nemici, parte per paura del sacco, se qualche accidente contrario alla quiete sorgesse. Queste genti unite insieme non componevano certamente un presidio sufficiente per un sì vasto circuito. Inoltre vi si viveva in molta apprensione per le vettovaglie, massime di grani. Gl'Inglesi, governati da Keit, impedivano le provvisioni di Corsica e di Marsiglia.

La forzo che investiva Genova era molto varia. Il principal nervo consisteva in Tedeschi; ma con essi andavano congiunte torme numerose di villani sì Genovesi delle due riviere, che Monferrini, i quali, non mossi da alcun desiderio buono, ma dall'odio, dalla vendetta e dall'amor del sacco, erano accorsi alle voci di un Azzeretto, uomo ch'era stato incomposto e rotto quando militava coi Franzesi, ed ora si mostrava incomposto e rotto militando coi Tedeschi. Nè piccolo momento recavano alla oppugnazione le navi inglesi e napolitane, non con solamente intraprendere i viveri sul mare, ma ancora coll'aiutare, fulminando le spiaggie, gli sforzi degli Austriaci, principalmente verso il Bisagno, dove i luoghi avevano contro il mare minore difesa che verso la Polcevera. Fece Otto, che soprantendeva all'assedio, il dì 23 aprile, una grossa fazione sulla sinistra della Polcevera. Il reggimento di Nadasti, cacciati prima i Franzesi da Rivarolo, si impadroniva anche di San Pier d'Arena. Ma uscito Massena colla vigesimaquinta, li rincacciava. Sapevano gli assalitori che la parte più debole della piazza era verso levante; però si deliberarono a darvi un assalto, tentando di occupar le eminenze. Il dì 30 aprile, prima che aggiornasse, givano all'assalto da quella parte, e per consuonar con tutti quei moti, Otto attaccava Rivarolo a ponente. Riuscirono a buon fine quasi tutti gli assalti dei Tedeschi, ed era un gran pericolo pei Franzesi, perchè, se avessero conservati i luoghi conquistati, Genova non aveva più rimedio. Massena si metteva al punto di rimettere la fortuna. Mandava Soult al conquisto del monte dei Due Fratelli, Daruaud al rincalzo di Grottesheim, Miollis contro Santa Tecla e Quezzi. Vinsero tutti. Massena infaticabile, invitto, impaziente, animato dal prospero successo, usciva nuovamente alla campagna il dì 11 maggio. Il suo fine era di cacciar i Tedeschi dal monte delle Fascie. Soult recava in sua mano, dopo una battaglia molto feroce, il conteso monte. Nol conservarono lungamente i repubblicani, perchè Hohenzollern e Frimont, mandati da Otto, il ricuperavano. Massena intanto raccoglieva i viveri alla campagna, breve ed insufficiente ristoro. Volle quindi acquistare il monte Creto; i Tedeschi fortificati stavano a diligente guardia. Fu furioso l'assalto, valorosa la resistenza; pure andava superando la fortuna dei Franzesi, quando sopravvenne un temporale grossissimo; abbuiossi l'aria, straordinariamente piovve; i combattenti sforzati a ristarsi. Rasserenato il cielo, ricominciarono a menar le mani; l'accidente diè tempo ad Hohenzollern d'arrivare con genti fresche: ruppe i repubblicani, e gli sforzò a tornar dentro le mura. Combattessi in questa fazione con incredibile rabbia a corpo a corpo: fu Soult, mentre animosamente confortava i suoi alla carica, ferito sconciamente nella gamba destra e fatto prigione.

Questa infelice spedizione pose fine al sortire di Massena; perchè, perduti i suoi migliori soldati, era troppo indebolito per uscire alla campagna. Pure tanto ancora gli restava di forza che gli alleati nol potessero sforzare; ma quello che le armi degli avversarli non potevano, operava la fame. Keit per mare non lasciava entrar viveri, Otto per terra; le provvisioni fatte scarse, le scarse dissipate.