Ma qual regno fosse devoluto all'infante bene dimostrarono i comandamenti pubblicati nel tempo della sua assunzione da Murat in Livorno, dando questa città, come dichiarata d'assedio, nel governo dei suoi soldati. Mandava inoltre il generale buonapartico truppe a Piombino ed in tutto il litorale toscano per impedire ogni pratica cogl'Inglesi, arrestava gl'Inglesi, prendeva le loro navi sorte nel porto, e molestava, co' suoi corsari che uscivano da Livorno, i traffici inglesi. Queste cose faceva, perchè, dopo breve pace, era sorta nuova guerra con la Gran Bretagna.
Prendeva, in mezzo a queste insolenze forastiere, nel mese di agosto (il dì 29), possessione del regno Carlo Lodovico, sotto tutela della regina madre. Giurarono fedeltà il senato fiorentino, i magistrati, i deputati delle principali città. Furonvi corse di cocchi, emblemi, luminarie, fuochi artificiali e le solite poesie elogistiche.
MDCCCIV
Anno di
Cristo
MDCCCIV
. Indizione
VII
.
Pio
VII papa 5.
Francesco
II imperadore 13.
Ordinate col consentimento del papa le faccende religiose in Francia, si rendeva necessario che il consolo le acconciasse coll'intervento pontificio nell'Italia; imperciocchè il pontefice non aveva tralasciato di muovere querele intorno alle deliberazioni prese senza che la potestà sua fosse, non che consenziente, richiesta, nell'italiana costituzione. Il consolo, per un suo gran fine, voleva gratificare al papa. Per la qual cosa, dopo alcune pratiche tenute a Parigi tra il cardinal Caprara, legato della santa Sede, e Ferdinando Marescalchi, ministro degli affari esteri della repubblica italiana, fu concluso, il dì 16 settembre dell'anno precedente, in nome del pontefice e del presidente un concordato, l'importar del quale fu quasi del tutto conforme al concordato di Francia.
Ma bene ne ampliò le condizioni a favore della potestà secolare Melzi vicepresidente. Decretava, ai primi di febbraio del presente anno, che la facoltà di vestire e di ammettere alla professione religiosa fosse ristretta agli ordini, conventi, collegi, monasteri, che per instituto fossero dediti all'istruzione ed educazione della gioventù, alla cura degl'infermi, o ad altri simili ufficii di speciale e pubblica utilità; che per vestire o far professione religiosa individuale, e per la promozione agli ordini sacri il beneplacito del governo si richiedesse; che la libera comunicazione dei vescovi colla santa Sede non importasse nè devoluzione di cause da trattarsi in via contenziosa avanti i tribunali, nè dipendenza alcuna dall'autorità spirituale nelle cose di privata competenza dell'autorità temporale; che le bolle, i brevi ed i rescritti della corte di Roma non si potessero recare in uso esteriore e pubblico senza il beneplacito del governo; che solamente i sacerdoti, gl'iniziati negli ordini sacri, i cherici ammessi nei seminarii vescovili ed i vestiti o professi negli ordini religiosi fossero esenti dal servizio militare; che il governo non darebbe mano forte per l'esecuzione delle pene esterne ordinate dall'autorità ecclesiastica per correggere gli ecclesiastici delinquenti e gli appellanti dalle medesime, se non se in caso di abuso manifesto, ed osservati sempre i confini ed i modi della rispettiva competenza; finalmente, che la vigente disciplina della Chiesa nella sua attualità, salvo il diritto della tutela e giurisdizione politica, si mantenesse.
Queste disposizioni sentì molto gravemente il pontefice, e vivamente se ne dolse col presidente. Egli si temporeggiava alle risposte, nè dava nè toglieva speranza di ammendazione. Intanto quantunque il concordato italico, e massime il decreto del vicepresidente, fossero più accetti a certuni che a certi altri, servirono, ciò non ostante, a tranquillare le coscienze timorate del popolo, il quale, avendo sempre perseverato nella fede e nella riverenza verso il papa, vedeva mal volentieri le dissensioni con Roma, ed ora della ristorata concordia si rallegrava.
Ma già i bilustri pensieri del consolo si avvicinavano al loro compimento. Glorioso per guerra, glorioso per pace, nissun nome nè negli antichi, nè nei moderni tempi alle allucinate generazioni pareva uguale al suo. Ancora spesseggiava il suono nelle bocche degli uomini e fresca era negli animi la memoria delle sue maravigliose geste in Italia e prima e dopo le egiziache fatiche. Mirabili cose si dicevano ed ancor più si scrivevano.