Risoluzioni infedeli, atti soperchievoli, guerra barbara insanguinavano una costa dell'Adriatico; simili accidenti insanguinavano l'altra. Erano le Bocche di Cattaro il più sicuro ricovero che si avessero i naviganti nell'Adriatico, state cedute alla Francia pel trattato di Campo Formio, con tempo di sei settimane ad esserne messo in possessione. Spirato il termine, e non comparsi gli ufficiali di Francia a prenderne possessione, un agente di Russia, col quale concordavano, siccome Greci, gran parte dei Bocchesi e dei Montenegrini, selvaggi abitatori delle vicine montagne, sollevò il paese, predicando che, poichè il tempo buono della consegna era trascorso, i Franzesi erano scaduti, ed il paese padrone di sè stesso. I comandanti austriaci di Castel Nuovo e degli altri forti la intendevano ad un altro modo, e volevano serbare la fede. Arrivava in questo mentre il marchese Ghisilieri, commissario d'Austria, per fare la consegnazione; ma non che il suo mandato eseguisse perchè già i Franzesi si approssimavano, consentì a sgombrar il paese, lasciandolo in potere de' natii, dei Montenegrini e dei Russi. Sgombrarono di malavoglia i comandanti austriaci, e sdegnosamente anche protestarono della violazione dei patti. Nè meno sdegnosamente udì Vienna il fatto: fu il marchese condannato a carcere perpetuo in una fortezza di Transilvania.
La fede violata a Cattaro die' occasione a fede violata in Ragusi. I napoleoniani, non potendo più occupare Cattaro, s'impadronirono di Ragusi, nessuna ragione contro quella pacifica ed innocente repubblica allegando, ma solamente il pretesto di preservarla dalle scorrerie dei Montenegrini. Certo i soldati napoleonici difesero Ragusi, dicesi la città, perciocchè i Montenegrini saccheggiavano il territorio; ma Napoleone spense la repubblica, congiungendola all'italico regno: singolar modo di preservazione. Sorse una guerra varia. Lauriston, tenuto in assedio in Ragusi dai Montenegrini, era soccorso da Molitor, che li vinceva, risospingendoli ai loro nidi delle montagne. Pure stavano ancora minacciosi ed infestavano con ispesse correrie il paese, quando Marmont, con astuzia militare avendogli indotti a venire al piano, con istrage grandissima prostrava tutte le forze loro. Guerra orribile fu questa: i Montenegrini ammazzavano i prigioni e gittavano le lor teste tronche fra le file dei compagni inorriditi; i napoleoniani perseguitavano sui monti loro i Montenegrini, e quando non li potevano avere, per essersi nascosti nelle tane, ne li cacciavano con fuoco e fumo, come se fiere fossero, per uccidersi.
Cantava queste vittorie con gloriose promulgazioni, secondo la natura sua, Dandolo, che era per Napoleone provveditore generale della Dalmazia.
Il re Federico sentiva i frutti della tenuta condotta. Vinta l'Austria per avere la Prussia imprudentemente serbata la neutralità, insorgeva Napoleone a vincere la Prussia dopo l'Austria. Usò le insidie, le insolenze e le usurpazioni per farla vile agli occhi del mondo; poi assalti più aperti per farla risentire, non dubitando di vincerla. Invase l'Annover, ed operò ch'ella lo accettasse in proprietà, dono funesto per la riputazione, funesto per gli effetti. Offese la Germania nel caso del duca d'Enghien: non risentissi la Prussia. Portò pazientemente il re l'incoronazione italica, l'unione di Genova, il fatto di Lucca, le non attenute promesse al re di Sardegna: portò pazientemente la carcerazione dei legati d'Inghilterra sui territorii germanici, le taglie poste sulle città anseatiche, le violazioni delle terre d'Anspach e di Bareit. Di mezza Germania si faceva signore Napoleone per la confederazione del Reno. Non ci allungheremo in altri fatti; ma nuovi soldati napoleonici marciavano in Germania. Conobbe il re con quale amico avesse a fare, e corse alle armi; corse altresì al ferro Napoleone.
Vinse la fortuna di Napoleone. Fu la Prussia prostrata a Jena, fu prostrata a Maddeborgo ed a Perenslavia. Berlino, capitale del regno, le fortezze tutte, dominando uno scompiglio ed un terrore estremo, vennero in poter del vincitore. Questo fine ebbero le armi animosamente mosse dal re Federico per istimolo proprio e per quelli di Alessandro di Russia. Arrivava Alessandro imperatore con le sue schiere in aiuto del vinto amico; ma Napoleone soprastava di ardire, di forza e d'arte. Fu asprissima la battaglia di Eylau e di esito incerto. Incrudelita la stagione, ritiraronsi i Franzesi di qua della Vistola, i Russi di là della Pregel.
MDCCCVII
Anno di
Cristo
MDCCCVII
. Indizione
X
.
Pio
VII papa 8.
Francesco
I imp. d'Austria 2.
Intiepiditosi il tempo, si avventavano gli uni contro gli altri Franzesi e Russi: varii furono i combattimenti; sanguinosi tutti. Infine sui campi di Friedland conflissero con ordinanza piena i due nemici (14 giugno). Quivi cadde la fortuna russa. Napoleone vincitore ai confini di Alessandro sovrastava; addomandava Alessandro i patti. Narrano che i due imperatori nelle conferenze più segrete fra di loro si spartissero il mondo. Quale di questo sia la verità, convennero sulle sponde del Niemen in trattato, il dì 7 di luglio; riconobbe Alessandro il nome e l'autorità regia in Giuseppe Napoleone come re di Napoli, ed in Luigi Napoleone come re d'Olanda; consentì che un regno di Vestfalia si creasse, ed in Girolamo Napoleone, fratello minore di Napoleone, s'investisse; accordò che un ducato di Varsavia si creasse, e duca ne fosse Federico Augusto di Sassonia; riconobbe la renana confederazione; stipulò per articolo segreto che le Bocche di Cattaro si sgombrassero dai Russi e si consegnassero in potestà di Napoleone. Convenne infine che sette isole ioniche cedessero in possessione del medesimo.