Cotali proposizioni il re faceva con intesa e consentimento della repubblica. Il senato genovese bramosamente aspirava al vedere sopita una discordia, da cui riceveva non piccola molestia, conciossiachè i popoli cattolici, o ragione o torto che si avesse col papa, sempre sopportavano mal volontieri che i loro governi tenessero lite col supremo pastore. Ma il pontefice stava alla dura, e vane tornarono tutte le ragioni che il re seppe mettere in campo, non volendo lasciarsi persuadere, e sempre pretendendo che prima di tutto la repubblica desse la soddisfazione, e che quindi spiegasse a Sua Santità i suoi desiderii, perciocchè poteva essere sicura, lasciava intendere, di ottenere dalla non mai manchevole affezione del padre comune tutto ciò che fosse dalle pastorali sue obbligazioni permesso. Così la discordia che aveva assalito il papa e la repubblica di Genova, non fu potuta comporre, nè smorzare l'acceso fuoco.
Andando le cose a seconda e per quel verso che desideravano, i Corsi presero maggior ardimento e fecero risoluzione di usare tutti gli attributi della sovranità. Il consiglio supremo di Corsica ai 20 di maggio ordinò la guerra di mare contro i Genovesi. Fecero grandissime prede, mutati in bastimenti di corso i legni che prendevano, per forma che col desiderio della preda si moltiplicavano i mezzi di farla. I presidii di Bastia, San Fiorenzo e Calvi, a cui da Genova e da Livorno non potevano più pervenire se non con estrema difficoltà le provvisioni, grandemente ne pativano. Si rendeva un giorno più che l'altro manifesto che invano Genova si affaticava per ristabilire nella sommossa isola il suo imperio.
MDCCLXI
Anno di
Cristo
MDCCLXI
. Indizione
IX
.
Clemente
XIII papa 4.
Francesco
I imperadore 17.
Insorta nel cadere dell'anno scorso nuova differenza tra la corte di Roma e quella del Portogallo, per certi riguardi che il nunzio pontifizio intendeva gli dovessero essere usati e usati non gli furono, in occasione del matrimonio tra l'infante Don Pietro, fratello del re, e la principessa del Brasile, figlia dello stesso sovrano, differenza portata tanto innanzi che il nunzio stesso fu cacciato da Lisbona, ed il ministro portoghese, commendatore d'Almada, abbandonò Roma senza prendere congedo; pareva che tra per questo, e per l'espulsione de' gesuiti da tutti i dominii portoghesi, fosse la discordia per terminare con un'intera rottura. Ma la corte di Lisbona conservava sempre una tenera e rispettosa osservanza verso il successore del principe degli apostoli, e la prima occasione che se ne offerse, fu avidamente accolta per darne solenne dimostrazione.
Nato dal connubio di sopra accennato un successore alla corona del Portogallo, il re, trasportato dalla gioia pel felice avvenimento, scrisse di proprio pugno una lettera particolare al sommo pontefice Clemente XIII, nella quale pregava Sua Santità di voler dare al neonato la santa sua benedizione, affinchè, crescendo in virtù, si mostrasse poi degno figlio della Chiesa, ed imitasse lo zelo dei progenitori nel promuovere mai sempre l'ingrandimento della fede e della religione cattolica romana. Riuscì gratissimo al papa cotale uffizio. Rispose adunque ne' termini più obbliganti ed affettuosi, come potea promettersi da chi sospirava il momento di una piena riconciliazione. Ma le speranze per questa così concepite, svanirono senza frutto, e le cose rimasero nello stato di prima.
MDCCLXII
Anno di
Cristo
MDCCLXII
. Indizione
X
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