MDCCL
Anno di
Cristo
MDCCL
. Indiz.
XIII
.
Benedetto
XIV papa 11.
Francesco
I imperadore 6.
Narrata dall'illustre Muratori, alla fine dell'immortale opera sua, la pace anche all'Italia donata col famoso trattato d'Aquisgrana del 1748, posto in esecuzione nell'anno susseguente in una colle condizioni convenute nel congresso di Nizza nello stesso anno concluso; ed esposto dal lodato autore la situazione in cui, al cadere del 1749, veniva per ciò a trovarsi l'Italia; si può da questo punto incominciare la nuova carriera per vedere le varie perturbazioni, benchè minime e quasi innocenti, che ne avvennero in appresso, finchè poi verso la fine del secolo scorso ed al principio del presente fu tutta sconvolta e trasformata.
Ripigliando pertanto il filo della narrazione, ci faremo da Roma e dalle circostanze del presente anno 1750, ch'era l'anno santo.
Aperta con le consuete cerimonie auguste nel tempio di San Pietro quella porta che per venticinque anni era stata chiusa, esultavano i fedeli come se si fosse ad essi in certo modo spalancata quella del cielo. In ogni ora di qualunque giorno vedevasi lo spettacolo d'un popolo infinito che, od unito in compagnie, o separatamente, procedeva alla visita delle aperte basiliche; ma lo spettacolo che più d'ogni altro edificava era appunto Benedetto XIV. Quei pellegrini e quei forastieri quasi innumerabili che a Roma concorsero in tale occasione, verificate cogli occhi proprii le mirabili cose che nei loro paesi aveano udito a raccontare della sua pietà, della virtù sua e dell'immensa sua dottrina, tenevano quello stesso linguaggio che in lontanissimi tempi tenne di Salomone la regina Saba. Il pontefice, in età più che settuagenaria, in mezzo alle infinite bisogna e cure dello Stato e della religione, attendeva a tutte le solenni funzioni ordinarie e alle altre colle quali bramava di dare maggiore risalto al suo giubileo.
Ma tanta sua ed altrui compiacenza fu in gran parte amareggiata da un'inaspettata disgrazia, accaduta in Roma nel termine dell'anno stesso. Per le dirotte pioggie continuate ingrossato il Tevere, uscì dal letto con furore eguale a quello onde avea traripato ai tempi d'Augusto, cagionando un'orribile innondazione non solo nelle vicine campagne, dove in alcuni punti coverse fino le cime degli alberi, ma in molte principali contrade della città, nelle quali non si potea praticare se non con barchette. Nell'universale spavento e nella terribile calamità non mancò il governo di apprestare le più opportune provvidenze, e di far eseguire tutto ciò che potea ridondare in vantaggio del pubblico; e Benedetto, con tenerissimo paterno affetto, gemendo per quelli che le acque impedivano di uscire a procacciarsi il vitto, ordinò che per mezzo di barche fosse ad essi gratuitamente somministrato il bisognevole.
Ed a viemmaggiormente funestare l'animo del pontefice, altre disgrazie amare si aggiunsero. Una pretesa di violazione dei privilegii e diritti della chiesa e del seminario di San Giacomo degli Spagnuoli avea messo in aperto disgusto la corte di Spagna con quella di Roma. Volea il re di Sardegna che nella promozione de' cardinali fosse inchiuso monsignor Merlini, nunzio alla sua corte, e che colla vendita delle più ricche badie del Piemonte fosse formato un appannaggio al duca di Savoia, a similitudine dell'infante don Luigi di Spagna. Faceva grande rumore nell'imperio, tra' principi della casa di Hohenlohe, il ristabilimento di certi consistori e ministri luterani nelle incumbenze dalle quali avea il conte cattolico di Hohenlohe trovato il modo di spogliarsi; e tutti i nunzii pontifizii nelle corti di Germania, considerando questo dissidio di gran rilievo per la religione e per la corte di Roma, ne aveano dato parte al papa. Una fiera persecuzione dei cristiani alla China, rinovando contro i medesimi i più rigorosi editti di sangue, e della quale rimasti erano vittime generose quattro Domenicani, oltre al vescovo di Mauricastro, facea giustamente temere non in quelle contrade si risvegliasse contro i fedeli un odio simile a quello che un secolo prima gli avea percossi al Giapone. Ma tra tutte le perturbazioni che toccavano l'animo del pontefice, quella che diede maggiormente allora a parlare fu la disputa insorta tra la repubblica di Venezia e la casa d'Austria pel patriarcato d'Aquileia.
Aquileia rispettata e famosa al tempo di Augusto e degli altri imperadori romani; Aquileia considerata, dopo Roma, la prima città d'Italia, barbaramente disfatta da Attila, distruttore di tante altre città e provincie d'Europa, seppellendo sotto le sue rovine l'antica sua magnificenza, trovossi in quella catastrofe al punto di vedervi sepolto anche il nome. Se non soggiacque, ne andò debitrice al per altro funesto scisma dell'Istria, pel quale, sospesa i vescovi di quella provincia ogni comunicazione colle quattro antiche sedi patriarcali, conferirono essi diritto e nome di patriarca al loro metropolitano, ch'era appunto il vescovo di Aquileia, ed il quale, estinto lo scisma, pur ritenne il conferitogli titolo, e fu da Leone VIII, Giovanni XX ed Alessandro II considerato primo metropolitano di tutta l'Italia, come tenutone universalmente per il prelato più ricco.