Divenuti poscia i patriarchi d'Aquileia anche principi temporali per donazioni lor fatte dai re longobardi, da Carlo Magno, dagl'imperadori franzesi e tedeschi, pensarono a ristabilire l'antico splendore dell'abbattuta città. Ma tutte le cure loro non andarono piene di effetto; imperocchè Aquileia, già distrutta dalla forza dell'armi d'Attila, soggiacere dovette ad una forza ancor più assoluta ed una forza ancor più assoluta ed imperiosa, al mare. Abbandonando le acque a poco a poco gli antichi termini all'estremità occidentale del golfo Adriatico, dove prima approdavano le triremi di Roma, lento lento formossi un paludoso terreno, sì che Aquileia, la quale per tanti secoli avea, come Ravenna, sentito a romoreggiare sotto le sue mura i marosi, si vide circondata da povere capanne peschereccie, alla purità d'un aere sano e delizioso succedute esalazioni pestifere e mortali. Tanta rivoluzione di clima sforzò i patriarchi a tramutare la sede loro quando in Gemona, quando in Cormons, ora in Cividal del Friuli, ora in Udine stessa; ed il principe prelato, che pensò di surrogare quest'ultima città all'antica, costituendola siede del suo dominio e metropoli della provincia friulana, si fu il patriarca Bertoldo, nel 1251. Passato per altro due secoli dopo, per la forza delle armi, il Friuli in mano de' Veneziani, e spogliato il patriarca del dominio temporale, per una transazione conchiusa tra il prelato medesimo e la repubblica, confermata dal papa Nicolò V e dall'imperadore Federigo III, assegnaronsi al patriarca di Aquileia le terre di San Vito e San Daniele, colla costituzione d'una dote ecclesiastica corrispondente.
Da quel tempo i patriarchi furono sempre veneziani; e continuando a risiedere in Udine, esercitarono, dopo la lega di Cambrai, la giurisdizione ecclesiastica non solo sopra Aquileia, ch'era passata nel Friuli austriaco, ma eziandio nella parte della diocesi compresa ne' dominii della casa d'Austria, giurisdizione che mai sempre dispiacque ai principi di quella casa. Si convenne pertanto tra gli arciduchi d'Austria ed i Veneziani che le due potenze godessero alternativamente del diritto di nominare a questo patriarcato. Ma la convenzione si ridusse alle parole; poichè gli Austriaci non giunsero mai a godere del diritto, per l'attenzione sempre posta da' patriarchi d'Aquileia, veneziani, a scegliersi veneziani coadiutori, loro concessi dal senato, e muniti di bolle pontificie per la futura successione. Richiamossi l'imperadrice Maria Teresa contro questa usurpazione de' Veneziani, pretendendo che la tolleranza de' suoi predecessori non avesse valso a prescrivere il diritto che anch'essi avevano alla elezione del patriarca; ed i Veneziani, fondando la loro pretensione sopra il non essersi mai fatto da' principi della casa d'Austria uso del combattuto diritto.
Da gran tempo e alla corte di Vienna e nel senato di Venezia agitavasi la controversia; e alle proposizioni e proferte da una parte surgendo dall'altra difficoltà e rifiuti, le cose tiravano in lungo senza speranza di componimento. Finalmente concordarono le due potenze in questo, di prendere il papa ad arbitro di una vertenza che in gran parte era ecclesiastica e religiosa, facendo, più della dottrina e della sapienza di Benedetto XIV, sperare giusta la pontificia decisione il suo carattere equo e moderato. I Veneziani poi tanto più erano concorsi di buon grado a sottomettersi al giudizio di lui, perchè, oltre ad un breve di Giulio III, che ad essi confermava il diritto di nominare il patriarca, non aveva la santa Sede nel progresso del tempo tenuto in alcun conto l'alternativa, e perchè, generalmente parlando, un lungo possesso non interrotto equivale ad un incontrastabile diritto.
Ed in fatti Benedetto XIV conservò ai Veneziani il diritto di eleggere soli il patriarca; ma, affine di togliere i sudditi dell'imperatore dalla suggezione ad un vescovo straniero, nella parte austriaca di quella diocesi stabilì un vicario apostolico. Spiacque oltremodo al senato cotale decisione, e richiamò egli tosto i suoi ambasciatori tanto da Roma quanto da Vienna. Al tempo stesso la repubblica accrebbe di molto le sue armate di terra e di mare e si dispose alla guerra. Il papa dichiarò che, qualunque potessero essere le conseguenze di quella lotta, non credevasi egli mallevadore di quegli avvenimenti; che stabilito aveva un vicario apostolico, le regole seguendo della giustizia, e che alcun interesse non pigliando alle operazioni del veneto senato, rimettevasi alla saviezza dell'imperadrice regina. Il senato, all'incontro, manifestò a tutte le corti avere il papa stabilito quel vicario in una parte del patriarcato di Aquileia, ed a quella dignità inalzato il conte di Atimis, canonico di Basilea; grave pregiudizio quindi venirne al diritto di padronato dalla repubblica esercitato costantemente; essere perciò la repubblica stata costretta a richiamare il suo ministro da Roma dopo le proteste fatte contra quel breve; professare tuttavia, mentre gelosa era di conservare un diritto col lasso di più secoli acquistato, alla santa Sede in tutt'altro rispetto sentimenti di venerazione e di filiale obbedienza.
Il re di Sardegna si proferì mediatore nella contesa, ma dal senato veneto non ottenne se non un rendimento di grazie. Fu proposto di smembrare il patriarcato, e di formarne due vescovadi, da stabilirsi l'uno ad Udine, l'altro a Gorizia; ma anche siffatta proposizione fu dal senato rigettata; ed il nuovo vicario apostolico, recatosi ad Aquileia, il possesso pigliò di quella dignità, malgrado le opposizioni de' Veneziani. Vollero questi ancora qualche tempo resistere; ma, troppo deboli forse per opporsi alle forze dell'Austria, acconsentirono finalmente alla proposta divisione: fu però stabilito che abolito sarebbe il titolo di patriarca d'Aquileia, e ripartita la diocesi in due vescovadi, dei quali la nomina apparterrebbe per l'uno al senato, per l'altro ai sovrani dell'Austria.
Il chiudimento della santa porta segnò in Roma il termine dell'anno 1750, nel quale furono celebrate nella corte di Torino le nozze tra il duca di Savoia Vittorio Amedeo, figlio del re Carlo Emmanuele III, e l'infante Maria Antonia, sorella di Ferdinando VI re di Spagna.
Manifestossi intanto in Parma un mal umore, perchè quel novello sovrano, Spagnuolo di nazione, avesse conferito le principali cariche del ducato, e particolarmente quelle della pubblica economia, agli Spagnuoli; e furon pubblicati viglietti, co' quali avvertivasi quel principe di ricordarsi delle istruzioni avute dal re suo padre Filippo V, cioè di reggere con dolce freno i suoi popoli. Tentando d'infrenare l'umor sedizioso col rigore, l'espediente non giovò; sicchè bisognò cambiare i ministri e scemare le tasse. Delle quali benefiche disposizioni contento il popolo, dimostrò la sincera sua riconoscenza verso il principe quando giunse di Francia in quello Stato la reale sua sposa, figlia di Luigi XV.
MDCCLI
Anno di
Cristo
MDCCLI
. Indiz.
XIV
.
Benedetto
XIV papa 12.