Giuseppe
II imperadore 5.
In Corsica, la guerra dell'anno precedente con quel fatto che abbiam riferito quasi finì, riposandosi i guerrieri ne' loro alloggiamenti d'inverno. La prospera fortuna de' Corsi contro una Francia, e lo estremo valore da loro mostrato in tanti bellicosi incontri tenevano maravigliate le nazioni, le quali generalmente a quel forte popolo fortunato destino desideravano. Paoli soprattutto era sulle lingue e sulle penne di tutti, e il chiamavano forte, felice e generoso; lui gli antichi esempi di Grecia e di Roma rinovellare predicavano, ed i moderni d'Inghilterra e d'Olanda, e quegli stessi della recente Genova; la Corsica appellavano bene avventurosa per averlo prodotto, bene avventurosa per averlo a guida; ammiravano quelle inclite rocche in mezzo alle acque del Mediterraneo sorgenti, e pubblicavano dare la combattente isola felice augurio, felice esempio all'Italia e al mondo tutto quanto.
Nuovi rumori, che da Tolone si udivano, tenevano i Corsi in qualche ansietà delle cose future, e gli avvertivano che non erano ancora pervenuti al fine delle loro fatiche. In fatti, già si sentiva che in quel porto si travagliavano grandi apparati di guerra, si allestivano e mettevano all'ordine buon numero di bastimenti, si raccoglievano soldati destinati alla conquista, fanti per la maggior parte, non essendo i campi dell'isola atti a ricevere cavalli ed a maneggiarvisi guerra di cavalleria. Non isfuggiva a nissuno che la Francia, avendo assunto l'impresa di sottomettere quell'isola ed al reame aggiugnerla, non era per restare al di sotto, nè per tirarsi indietro per nissuna difficoltà che sorgesse, poichè troppo abbietta cosa le sarebbe paruta, a lei così grande, così forte e di tanto grido in guerra, di essere sgarata e fatta stare da quattro isolani. Le pareva incomportabile, che la piccola Corsica osasse d'alzarle la fronte contro, e quasi a freno tenere la volesse. Perciò soldati a soldati aggiungeva, armi ad armi; Tolone gli accoglieva, e da quel porto già stavano minacciosi per partire e per rinforzare la guerra nella renitente isola. Chauvelin aveva scritto che se non erano trenta mila di quella gioventù franzese, sarebbero indarno, ed in pari tempo, per salute inferma, e forse per l'infelicità de' suoi tentativi, aveva chiesto licenza. Gli venne surrogato il conte di Vaux, del quale pel buon nome di cui godeva, si sperava che avrebbe governata la guerra più virtuosamente e più felicemente dei suoi antecessori.
A così potente apparecchio, che indicava l'estrema volontà di Francia, l'estremo cimento della fortuna, molto si sollevarono gli animi in Corsica. Alcuni temevano, credendo l'impresa loro perduta; altri, più oltre procedendo, accusavano Paoli d'ambizione e dello scellerato pensiero di voler vedere la ruina della sua patria, piuttosto che scendere dal grado a cui era stato esaltato; altri finalmente cominciavano in cuor loro ad interporre una servitù quieta ad una libertà turbolenta e tempestosa. Tali erano le opinioni, tali i dissidii: questi pensieri nascevano, quando pel silenzio dell'armi si trovarono i sangui raffreddi nell'inverno. Ma i più di gran lunga pertinacemente perseveravano nel loro proposito: gli sviscerati per la libertà, per lei morire volevano, e in Paoli, come in suo sincero e forte sostenitore, confidavano. Videro il pericolo, e cercando con salute d'incontrarlo, tennero nel mese di aprile nel convento di Casinca una generale consulta, e quell'assemblea di guerrieri, di pastori, di pecorai, di cacciatori, di religiosi ancora decretò:
Ognuno dai sedici ai sessant'anni si armasse in guerra, e chiamato, vi andasse con quaranta cariche da schioppo;
Un terzo stesse sui campi a fronte del nemico, sinchè gli venisse la muta di un altro terzo; potendo però, se ne scadesse bisogno, gli altri due terzi avviarsi insieme, e col primo andare alla guerra;
I bestiami si ritirassero da' piani ai monti alti e sicuri, col privilegio di nissun pagamento pel pascolo;
Che i poveri ma valorosi, i quali colle loro famiglie dovessero per cagion del nemico ritirarsi nell'interno del regno, avessero le spese dal pubblico;
Che tutti gli ecclesiastici, non in cura d'anime, dovessero concorrere alla comune difesa colle loro persone, e si ordinassero in corpo per tenere certi posti, onde le schiere de' secolari potessero meglio ed in maggior numero travagliarsi nelle fazioni alla campagna.
Viveva ancora nella nazione corsa, se non in tutti, certamente ne' più, quando il suo supremo magistrato ordinò queste cose, quell'acceso spirito, per cui per tanti anni aveva a Genova contrastato ed ora la spingeva a resistere alla Francia. I fatti forse le divenivano contrarii, ma con estremo ardore all'estremo cimento si andava preparando. Per la qual cosa di buon grado accettò le sovrane deliberazioni; nissuno si ristette; chi per l'età poteva, chi per l'esempio, tutti davano l'opera loro prontissimamente. I guerrieri, nel corso abito involti e dal corso valore spinti, calpestavano il suolo verso le terre sopra di cui il nemico insisteva, e ferocemente le armi brandivano. I vecchi, i decrepiti stessi, in quell'estremo pericolo della Corsica, parevano rinvigorirsi, e le membra, che ormai abbisognavano più di riposo che di travaglio, esercitavano alle opere faticose da lungo tempo dismesse. Le donne ancora non isgomentatesi, anzi incoraggitesi a quello aspetto terribile delle cose, quai novelle Amazzoni, alcune in femminili vesti avvolte, altre accinte in abito virile, qua e là armate correvano, e cogli uomini gareggiavano di coraggio e di furore. I fanciulli stessi, che fin dalla culla aveano succiato rabbia contro Genova, ora, voltandola contro la Francia, davano a conoscere, negli esercizii militari travagliandosi coll'armi, che i germi, non che le piante adulte, erano di quel vitale succo imbevuti e pregni.