Si aperse il dì 9 d'ottobre, che dovea vedere una grave contesa fra due forti nazioni. Distribuite le vicende, i Franzesi andarono alla fazione divisi in tre parti: Marbeuf assalì con un impeto incredibile le trincee dei Corsi; il conte di Narbona si scagliò con non minor valore contro la terra; e quelli stessi che la terra custodivano, saltando fuori dal loro ripostiglio, urtarono dalla loro banda chi gli assediava. In questi sanguinosi fatti e Franzesi e Corsi fecero cose degne di guerrieri impavidi e valentissimi, bene gli uni e gli altri sostenendo il nome che portavano, sì che l'asprissimo conflitto durò per ben dieci ore. Marbeuf, contuttochè con tutte le forze si travagliasse, non potè ottenere l'intento di cacciare l'inimico dalle trincee; imperciocchè con quanto vigore urtava, con altrettanto era riurtato, nè il corso volle cedere al valore franzese. Dal suo lato Narbona avea giù fatto qualche progresso, perchè, assalite furiosamente le sei case fortificate dai Corsi, tre ne avea recato in suo potere e tempestava tuttavia contro le tre altre che restavano a superarsi. Ma in quel fatale momento essendo stato obbligato a soprastare alquanto, perchè gli mancavano le scuri per ispaccare ed i petardi per rompere, si trovò esposto a così grave e fitto bersaglio, che, disperando del fine, e ribattuto violentamente indietro da quei di dentro, lasciò l'impresa e retrocesse verso il Marbeuf, il quale ancor esso si era ritirato indietro dall'assalto. Quanto a quella colonna degli assediati uscita del suo ricinto, con tanto furore e tale tempesta fu dai Corsi investita che restò tagliata a pezzi tutta, salvo dodici o quindici, che ebbero per bella fortuna il poter rinserrarsi nelle mura.

Ultimamente Chauvelin, veduto l'esito infelice de' suoi tentativi, chiamò a raccolta, e viaggiando fra le tenebre della notte, in quel mentre sopraggiunta, si ritirò al campo di Santa Maria dell'Orto ed a Bastia. L'ebbero i nazionali seguitato, e come gli avevano ucciso molta gente nella battaglia, così molta glie ne trafissero a morte nella ritirata. Sommò il numero de' suoi morti intorno a cinquecento, e in assai maggior numero furono i feriti. Lo stesso Marbeuf toccò una ferita nella spalla, il colonnello del reggimento di Rouergue in una gamba, il colonnello del reggimento sassone nel ventre. Gli assediati in Mariana, ch'erano in numero più di cinquecento, perduta ogni speranza di soccorso, si arresero, e furono condotti a Corte. A questo modo Paoli vinse Chauvelin.

Ricevettero i Franzesi in questo fatto una gran percossa. In balìa dei vincitori rimasero intorno a due mila archibusi, tre cannoni di bronzo, dodici casse di polvere, diciassette mila cartocci ed altri militari stromenti ed attrezzi.

La vittoria di Mariana diede maggior animo ai Corsi per modo che vieppiù a loro medesimi persuasero che Paoli fosse il guerriero nato per fondare la loro libertà. E veramente nei preparamenti e nella condotta della battaglia il generale corso dimostrò un'arte squisitissima; nè i suoi Corsi gli mancarono di assistenza, perchè con un valore, anzi con una ostinazione estrema combatterono.

La stagione diveniva ormai sinistra, nè più si poteva campeggiare all'aperto, condizione favorevole ai Corsi, contraria ai Franzesi, per esser quelli avezzi a quel cielo e contentarsi di poco per vivere, mentre l'insolito clima domava questi, nè potevano le provvisioni abbondare alle squadre isolate, posciachè i Corsi, attentissimi ad ogni mossa, velocissimi di natura e per esercizio, e conoscitori perfettissimi d'ogni strada più nascosta, sopravvenivano agevolmente ed improvvisamente e arraffavano le vettovaglie o le tenevano impedite.

Il generale di Francia, vedendo la necessità di cessare dalla guerra pei tempi avversi, e desiderando di distribuire in istanze invernali più comode i soldati, s'ingegnava di allargarsi; nell'esecuzione del quale proposito succedevano spesse ed aspre zuffe fra i due popoli nemici, cotanto l'uno contro l'altro instizziti. E fra le altre una ve ne fu tra i Franzesi comandati dal conte di Coigny, che voleva impadronirsi di Murato, ed i Corsi che impedire ne lo volevano, nella quale, colto il giovane Franzese in un'imboscata, benchè forte fosse e valorosamente si difendesse, rimase morto per una palla d'archibuso che lo colpì. Morto Coigny, i suoi compagni ritrassero i passi a tutta fretta, seguitati senza posa dai Paolisti, che gl'incalzavano colle sciabole, cogli stiletti e colle baionette, sì che in questa piuttosto battaglia giusta, che piccola scaramuccia, perì la metà di loro, diciassette uffiziali parte morti, parte feriti, e con essi moltissimi gregarii.

In quest'anno furono i Gesuiti espulsi dallo Stato di Parma, tra il quale e la corte di Roma allora più grave contestazione si accese, che, per aver avuto termine nel seguente anno, a quello differiamo il tenerne parola, anche per non interromperne il filo incominciato che abbiasi una volta a tesserne l'istoria. Se non che gioverà fin d'ora notare che, presa parte in quella contesa dalle case di Borbone, il re di Francia fece, a danno della santa Sede, occupare il contado avignonese, e quello di Napoli mandò le sue truppe ad impossessarsi, in pregiudizio della medesima, dei ducati di Benevento e Pontecorvo.

MDCCLXIX

Anno di
Cristo
MDCCLXIX
. Indizione
II
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Clemente
XIV papa 1.