Ma mentre i principi veniano in Napoli accolti e festeggiati, la città di Ortona, parte di quel regno, situata in riva al mare Adriatico, nell'Abbruzzo Citeriore, si subissò. Posta sopra un monte assai alpestre, formando una specie di penisola, in un terreno di tufo più volte già smotato, venne a scoscendersi una parte del poggio, sì che un buon terzo della città piombò tutto in un tratto in mare, nel rovinio ammazzando più di due mila persone. Nel dì 25 di febbraio, un'ora prima di sera, quasi in tutta l'estensione della città, incominciò a distaccarsi dalle fabbriche la terra; alle tre della notte tutto ciò che prima era colle apparve una voragine spaventevole. Il terreno coperto dalla neve a quei giorni caduta precipitò velocissimo in mare. Nessun riparo fermar poteva gli ulteriori danni. Gli abitanti, rimasti attoniti a tanto inaspettato disastro, si diedero tutti alla fuga.

In quest'anno l'imperadore Giuseppe II abolì in tutti i suoi Stati, quelli di Italia compresi, la pena di morte. Contemporaneamente in Toscana abolivasi l'inquisizione.

Due figli di Apollo in quest'anno morte rapiva all'Italia; Metastasio e Farinelli; famoso poeta quello, questo cantore famoso.

MDCCLXXXIII

Anno di
Cristo
MDCCLXXXIII
. Indiz.
I
.

Pio
VI papa 9.

Giuseppe
II imperadore 19.

Nissuna regione del mondo fu mai tanto tormentata quanto l'estrema parte d'Italia, che ora il regno delle Due Sicilie comprende. Gli uomini in ogni tempo l'afflissero, ora con guerre intestine, ed ora con guerre esterne, e spesso ancora con mutazioni di stirpi regie, a cui pareva che quel bel paese non fosse cosa da lasciarsi ad altri. La natura poi lo straziò ora con incendii spaventevoli di monti, ed ora con terremoti più spaventevoli ancora.

Sonvi sul globo terracqueo alcuni luoghi, dove da tempi antichissimi la natura è già sfogata, che è quanto dire, che le forze sue, superati tutti gli ostacoli, hanno indotto quello Stato che a loro più consentaneo è: questi luoghi, quanto ai fenomeni naturali, godono di maggiore tranquillità. In altri paesi poi la natura, per così dire, sforzantesi e rabbiosa ancora si travaglia, e tra mezzo a perturbazioni ed a ruine tende a sormontare quanto le si oppone per arrivare al suo stato di quiete.

Ora l'estrema parte d'Italia che al mezzodì si volge è una di quelle che non hanno ancora ottenuta quella quiete, e la van cercando. Quindi è che nelle sue viscere interne regna tuttavia una gran discordia, che fuori a noi si scopre con fiamme spaventose, con eruttamenti maravigliosi, con macigni liquefatti, con terremoti, con marimoti, con aeremoti, che danno a temere che sia venuta la fine dell'esistenza, non che del riposo, e pure altro non sono che avviamento alla quiete. La natura non conosce tempo; per lei nè anni nè secoli vi sono, e di noi si ride, a cui incresce il morire. Noi non vedremo la quiete della Magna Grecia nè delle siciliane sponde, ma tempo verrà ch'esse l'avranno, e la stessa condizione acquisteranno, che già nelle più parti di questo nostro globo si osserva. Non so però perchè così tardi ella vi sia per arrivare, scrive un famoso storico che trascriviamo, e perchè contrada così magnifica e così bella, forse la più magnifica e la più bella di tutte, e perchè uomini così sensitivi e così immaginosi abbiano a soffrire un così luogo travaglio. Se castigo di Dio è, non vedo ch'essi abbiano peccato più degli altri; se necessità di fortuna, bisognerà confessare, che siccome sempre cieca ella è, così ella è sovente ingiusta.