Dissi forte che la signora si sentiva male e non poteva proseguire. Vi ebbe un momento di agitazione, perchè i vicini dello Zuane e anche altri sospettavano una occulta relazione fra l'atto del cieco e il turbarsi di lei; ma poi uno, due, quattro batterono le mani, scoppiò l'applauso da tutta la sala. Parecchie signore si accostarono alla Fedele, offrirono il loro aiuto, insistettero perchè prendesse qualche cordiale, perchè si ritirasse. Rifiutò l'una e l'altra cosa ringraziando umilmente, ma più quasi con gli occhi e il piegar del capo che con la voce. La voce pareva rotta, spenta. Si alzò dal piano, sedette nel vano della finestra.
Volli starle vicino e pregai il Prina di raccogliere le offerte. Le monete piovevano nel piatto. Lo Zuane volgeva il capo a destra e a sinistra dietro al tintinnio dell'argento. Pareva impaziente di fare o dire qualche cosa.
La signora Fedele seguiva cogli occhi intenti ogni suo moto. Il Prina le si accostò esitante, dubitando se dovesse rivolgersi anche a lei o no. Ella gli accennò col capo di venire e, trattosi un anello, lo posò sul piatto.
— Io ringrazio questi gentili signori — disse lo Zuane quando gli furono recate le offerte — io ringrazio questi gentili signori e prego che il danaro sia dato per i colerosi di Marsiglia.
Le ultime parole furono proferite da lui con una subita energia di voce, con un aggrottar fiero di ciglia, con un gran gesto d'ambo le braccia.
La Fedele non diè segno nè di sorpresa nè di collera. Guardava sempre lui, sempre quella faccia marmorea, quegli occhi spenti.
— Le hanno dato anche un anello, signor Zuane — disse il Prina.
Il cieco stese un braccio, brancicò le monete del piatto, prese l'anello, lo palpeggiò con le dieci dita, alzando la fronte.
— Non accetto quest'anello — diss'egli. — La persona che lo ha dato lo riprenderà. — Suppongo — soggiunse con voce quasi iraconda — ch'è ancora presente.
Nessun fiatò. Lo Zuane ripetè la domanda. Allora la Fedele accennò al Prina che rispondesse di no, come infatti rispose immediatamente.