Ho la mia stufa legittima che conserva ancora qualche bragia e manda di tempo in tempo qualche languido focherello. Ma non basta! Ma non basta! Ho un giovane caminetto dalle vampe bionde, che non mi brucia, mi consola, mi fa sognare. Ma non basta! Ma non basta! Ho un maturo, bollente scaldamani, una palla di cannone, coperta di panno ricamato d'oro, ch'io prendo tal volta per trastullo, posando il libro o l'uncinetto. Ma non basta! Ma non basta! Ho un vecchio devoto scaldapiedi che mi serve tanto e manda pure il suo timido tepore. E se talora ho troppo caldo, apro la finestra, e guardo il cielo. Pur non basta! Pur non basta! Vorrei il Vostro spirito di poeta, vorrei un'azzurra fiamma d'alcool per il mio thè, per il diletto degli occhi miei.
Il poeta
— Mia signora! Mia signora! Io mi faccio, con il mio spirito, il mio umile caffè. —
***
Questa roba agghiacciò tutti.
— Scusi — mi disse donna Valentina — cosa L'è venuto in mente?
— Che vuole? — risposi. — Non capisco la musica. Ho scritto una sciocchezza a caso.
— Va bene — replicò la dama. — In pena, Lei non avrà il Suo caffè, stasera. O thè con noi, o niente.