Ci parve udir parlare nell'albergo.

— Domani — diss'ella in fretta — non venga mica a salutarmi quando parto. I suoi amici sono troppo cattivi, mi criticheranno, già, per la mia famigliarità di stasera. Non racconti mica niente, sa. El ghe diga ch'el xe el nostro far, de nualtre veneziane.

Le strinsi la mano forte forte, con ambo le mie. Fu il nostro muto addio.

— Dunque — mi disse l'indomani mattina, alla fonte, la signorina Prina, tutta sfavillante d'ironia — glielo avranno ben trovato, quel verso, iersera?

— Che verso? diss'io.

— Caro! — esclamò la signorina; e si mise a declamare con un enfasi sarcastica:

Mi me se inchiava i denti

Quando te voi parlar;

E digo: i xe accidenti...

Me l'avevano trovato, il verso, sì. E digo: el xe el mio far. Ma io lo tacqui, sdegnai concedere ai motteggi di quell'altera signorina, che m'era del tutto indifferente, le ultime parole di Fedele.