Bianca si sentì una stretta al cuore, un formicolìo freddo al viso; e non potè articolare parole.
— Pur troppo — disse monsignore agitando la tazza in giro per sciogliere lo zucchero rimasto al fondo. — Mancato, sì, poi... — Vuotò la tazza e soggiunse sospirando: — Iersera, alle undici e mezza.
Bianca perdette un momento la vista, ma oppose all'emozione un voler violento, un impeto, quasi, di collera, e vinse. La signora Giovanna la vide farsi pallida pallida e fu per alzarsi sgomentata; una rapida occhiata dura di sua figlia la fermò sull'atto. Le signore Dalla Carretta, che conoscevano certi maligni epigrammi corsi a Padova sulle fiamme senili di Torranza, si guardarono alla sfuggita e tacquero.
Intanto il canonico raccontava che Torranza s'era posto a letto due o tre giorni prima senza sofferenze gravi, però con tristissimi presentimenti. La catastrofe doveva esser avvenuta improvvisamente; ma egli non poteva affermarlo. Era partito da Padova poche ore dopo, alle dieci del mattino. La città era già piena della notizia; si sapeva che la Giunta Municipale doveva raccogliersi d'urgenza.
— Le solite commedie — esclamò il sior Beneto. — Beata, quella gente là, di poter far del chiasso e spender dei soldi. Capaci di ringraziar Dio che quel povero infelice sia morto adesso che ci son loro in Comune. E cosa crede, Monsignore, che vogliano onorarlo per quei quattro versi? Ma neanche per idea! È perchè era famoso anche lui a spendere e spandere. Basta questo, caro lei. Un uomo grande!
— Papà — disse Bianca agitatissima — se deliberano qualche cosa per Torranza, fanno più onore a sè che a lui.
— Idee tutte vostre, queste — replicò Beneto dispettosamente. — Idee tutte vostre. Non mettetevi mica in mente ch'egli fosse poi questa gran cosa. Non m'intendo di versi, ma siamo stati a scuola insieme, con Torranza, e posso dirlo. Volete metter la testa di Farsatti?
— No, no, no — interruppe con certa secchezza molle il canonico. — Per talento, lasciamolo stare, il povero Ermes ne aveva più del bisogno; ma criterio, signora! criterio, La mi scusi proprio, neanche una briciola.
— Egli era de' miei amici, l'avverto, monsignore — rispose Bianca. — A me queste cose non si possono dire.
— Ah, bene! — fece monsignore scuro. I Dalla Carretta si rannuvolarono. Ma Beneto non permise che la finisse così, in un silenzio burrascoso.