— È urgentissima — susurrò la povera donna.

Beneto le domandò qualche cosa con gli occhi e un cenno del capo.

— No — diss'ella. — Mi pare e non mi pare di conoscerlo, il carattere: ma di quella casa là no certo.

— Benone! — esclamò l'ironico marito. — Adesso poi, siccome sarebbe una pazzia, così son sicuro che pagate. Accomodatevi pure.

Ed entrò in casa.

La signora non aveva un soldo in tasca, ma fece subito qualche segreta convenzione col cursore, che salutò e sparve nella nebbia, dilagata, in un batter d'occhio, sul piano. Il triste oceano bianco fumava su tutti i pendii, metteva le prime ondate taciturne sulla spianata di Monte San Donà. Ancora un momento e avrebbe chiusa la casa nel suo vapor denso, avrebbe affacciata a tutte le finestre la sua malinconia stupida.

— Ci vorrà un lume, a tavola — disse al domestico la signora San Donà, rientrando.

— Niente, niente — gridò Beneto dal salotto — non occorre lume che ci si vede benone. Sbrigatevi e dite alla principessa che si degni, almanco, di non farsi aspettare.

II.

L'annuncio così crudo, inatteso, della morte di Torranza era stato per Bianca un colpo di sgomento e di dolore, che volle celare, quanto potè, a quella sciocca compagnia pettegola. Comprimer lo sdegno le riusciva men facile; e, venuti in campo i discorsi di Torranza al caffè Pedrocchi, era uscita per non prorompere contro suo padre che rideva e gli altri che compativano.