— Matto, cara, matto! — rispose questi.

— Eh, matto, poveretto; eh, matto. — Ciascuno guardava il suo vicino, gli passava la parola a mezza voce. Bianca si alzò senza dir nulla, spinse via nervosamente la sua sedia e uscì.

Beneto fremeva, la signora Giovanna stava sulle spine. Dopo un breve silenzio, la Dalla Carretta guardò, imbarazzata, suo marito, piegando la persona; in un attimo tutti furono in piedi, contenti, sollevati da un gran peso. Beneto discese la scalinata a braccio della contessa, che gli espresse, con molta ipocrisia, il suo rincrescimento per i discorsi che si eran fatti prima, per il dispiacere arrecato alla signora Bianca. Beneto protestò. Aveva gusto che sua figlia imparasse a conoscer meglio il mondo; era stato anche lui amico di Torranza, per tradizioni di famiglie; ma pur troppo quel vecchio matto aveva esercitato una pessima influenza in casa Squarcina. Intanto, dietro a loro, scendeva la brigata tutta susurri maligni, interrotti prudentemente da qualche osservazione a voce alta sul tramonto vermiglio, sulle campane della parrocchia che suonavano per l'ottavario dei morti, sul nero nebbione che si levava dall'orizzonte, soffiando.

Ecco i due carrozzoni che si fanno avanti: ecco daccapo gli ossequî, i rispetti e i doveri. I lunghi scialli scuri, i cappellini barocchi, le nappe canonicali, le slavate faccie noiose si allontanano sotto i pioppi, e il sior Beneto ritorna su, borbottandosi la lettura di un foglio consegnatogli dal cursor comunale che lo segue col berretto in mano. Giunto sulla spianata, trova un servitore uscito ad avvertirlo ch'è in tavola; e fa chiamar fuori la padrona.

— Qui c'è l'annuncio di Torranza — diss'egli — e questo galantuomo ha un'altra lettera. Pagate voi?

— Cosa? — diss'ella timidamente.

— Cosa? La multa, cosa! Se vostra figlia si fa scrivere da dei disperati che riempiono Dio sa quanti fogli e poi non sono in caso di metter fuori otto palanche, suo danno! Io non pago sicuro.

La signora Giovanna guardò la lettera.

— Viene da Padova — diss'ella esitando.

— Eh, si sa, cara, che pagate!