— Presto! Oramai, tanto, la poteva anche andare a letto, mi pare. Presto!

Bianca non gli badò. Quel padre amoroso voleva proprio farle costar poco il ritorno in casa Squarcina!

Egli era in salotto, picchiava e ripicchiava sulla tavola un mazzo di carte, impaziente che sua moglie venisse per la solita partita.

— Qua! — diss'egli, brusco. — Qua! Andiamo!

La rassegnata signora prese il suo posto all'angolo della tavola, presso una lucerna a petrolio. Bianca sedette sul canapè, nell'ombra. Povera mamma, pensava, che vita! Emilio era debole, non sapeva proteggerla; ma però, qual differenza da suo padre! Ella era sicura che suo marito, se non ci fossero i vecchi, la farebbe regina in casa propria. Era andato a piangere da Torranza, povero Emilio! Sentiva di volergli bene anche lei; e bisognava pur prenderlo come la natura lo aveva fatto.

A vu! — brontolava tutti i momenti il sior Beneto. — A vu! Presto!

Egli non rivolse mai una parola a sua figlia, e dopo le otto e mezzo se n'andò, com'era solito, a letto. Allora la signora Giovanna, che prima non aveva mai osato fiatare, si pose attorno a Bianca perchè pigliasse qualche cosa, offerse quanto seppe con una premura timida e appassionata nel tempo stesso; ma Bianca non accettò nulla.

— Quella lettera? — disse sua madre. — Era di casa tua?

— No.

— Disgrazie?