Ma se orribile un ciel senza Dio
Tra le stelle funeree mi appar.
Immaginava con un brivido quel che proverebbe se udisse piangere vicino a sè nel vuoto. Aperse la romanza per dar una passata all'introduzione, non troppo facile, che avea letto una volta sola. Ma le pagine non volevano stare aperte, si chiudevano tutti i momenti fastidiosamente. Le fermò col ritrattino di Torranza e suonò, sotto voce, le quindici o venti battute d'introduzione che ricordano molto, in principio, la Dernière pensée musicale di Weber.
Dio, come parlava quella musica! Che amore, che dolore, che sfiduciato pianto! Entrava nel petto come un irresistibile fiume, lo gonfiava, vi metteva il tormento di sentirne la passione sovrumana senza poterla comprendere. Bianca si alzò con gli occhi bagnati di lagrime, andò ad aprir le imposte della porta che mette in giardino. «Le ombre della notte» aveva scritto Torranza «devono poter entrare nella camera».
La notte era chiara. Gli alberi del giardino si vedevano sfumati nella nebbia lattea. Non un susurro, non un soffio; la nebbia, muta e sorda, era immobile.
Bianca tornò con un leggero tremito al piano. Guardò ancora l'orologio; erano le dieci e un quarto. Allora si decise, si raccolse nella musica che aveva davanti, bandì ogni altro pensiero, ogni trepidazione, come se vi fosse dietro a lei un'attenta folla severa, e strappò dal piano, con la sua grazia nervosa, il primo accordo.
Ella suonava ansando, per lo sforzo di metter tutta l'anima nella musica, di non pensare a quel che forse verrebbe dopo. Le fu impossibile eseguire le ultime note smorzate dell'introduzione; il cuore le batteva troppo forte. Passarono dieci, venti, trenta secondi eterni.
Silenzio.
Bianca alzò un poco la testa. In quel momento due colpi sommessi, affrettati, suonarono vicino a lei, che balzò in piedi con un subito ritorno di energia calma, e stette in ascolto.
Altri due colpi affrettati, più forti dei primi; poi un tocco leggero sulla soglia della porta aperta alle ombre della notte. Bianca guardò. Era entrata un'ombra, una figura umana. La giovine signora gittò un grido: