— Emilio! — diss'ella.
Era suo marito.
Egli si fece avanti rosso rosso, a passo incerto e a braccia distese, con la stessa ingenua contraddizione negli occhi, d'imbarazzo e di ardore. Bianca pietrificata, non si moveva.
— Mi aspettavi bene! — diss'egli supplichevole, fermandosi.
Fu un lampo. Bianca vide confusamente che Torranza, chi sa come, avea combinato questo, e rispose: — sì — buttando le braccia al collo di suo marito con impeto così repentino che il povero giovane, tra la felicità e il non capir niente, perdette addirittura la testa e non sapeva che ripetere, fra un bacio e l'altro: scusa, scusa. Ma ella non lo udiva neppure e piangeva piangeva, sentendosi una tenera gratitudine per il suo povero amico, una gran consolazione di esser al posto che Dio, finalmente, le aveva dato nel mondo, presso un cuore forse debole, forse male atto a comprenderla, ma buono e fedele.
— Star qui con la porta aperta — susurrò il giovane carezzevolmente — a quest'aria umida, con il dolor di capo che hai! Non voglio mica, io.
Ella passò in un baleno dal pianto al riso, e rise, rise sul suo petto, rise deliziosamente sentendo tornar l'allegria pazza del suo viaggio di nozze. Povero caro Emilio, credere che un doloruccio di capo di due mesi prima le durasse ancora! Egli restò un momento perplesso e poi rise anche lui di tutto cuore.
— Senti — diss'ella a un tratto, facendosi seria: — adesso spiegami bene tutto.
Suo marito parve sorpreso. — Ma se lo sai! — rispose.
— Lo so, ma ho piacere di udirlo da te. Vien qua, conta.