Camminarono su e giù per la sala, cingendosi l'un l'altro la vita con un braccio, parlando piano.

Lui aveva fretta, voleva sbrigarsi in due parole, dir che Torranza gli aveva scritto di venire, e basta. Ma lei non la intendeva così! Aveva egli seco la lettera di Torranza? No. Quando gli era pervenuta? Questa mattina stessa, prima di mezzogiorno. E cosa diceva, proprio? Diceva presso a poco: la sera del giorno in cui riceverai questa lettera, trovati fra le dieci e le dieci e mezzo, a Monte San Donà. Se vedi lume nella sala del piano, se odi suonare e se la porta è aperta, entra, che Bianca ti aspetta, ed è disposta a tornare con te. — Che data aveva la lettera? Anche la data? Egli non voile più rispondere nè ascoltare; la sua gioia, la sua passione avevano bene il diritto, oramai, di passare avanti a tutto. E si strinse Bianca tra le braccia, le soffocò nel collo un tal impeto di tenerezza che ne perdette anche lei la parola. Ma, improvvisamente, un lieve suono blando lo scosse.

— Zitto! — diss'ella rialzando il viso. Puntò le mani al petto di suo marito e guardò là ond'era venuto il suono.

Al leggìo del piano la romanza Ultimo pensiero poetico si era chiusa sul ritrattino che Bianca, poco prima, vi aveva posato a trattenere le pagine; Ermes Torranza non si vedeva più. Parve all'amica sua che quello fosse il promesso segno sensibile, l'addio del poeta, il quale, compiuta l'opera propria, si ritraesse chetamente, si dileguasse nell'ombra, o per le condizioni misteriose della sua esistenza superiore, o, fors'anche, per effetto di un malinconico sentimento che si poteva comprendere.

— Cosa è stato? — chiese Emilio. — Cos'hai che sospiri?

Bianca tornò a piegargli il viso sul petto.

— Niente — diss'ella.

SECONDO INTERMEZZO

VAN BEETHOVEN.
Op. 27

ADAGIO