Ella trasalì, m'interrogò con uno sguardo attonito e diffidente.

— Non so niente — risposi. — Lei ha detto così. Non so altro.

— Non parlerò — diss'ella sottovoce, rapidamente. — Ma Ella ha promesso il suo appoggio a me, sa, prima che alla Lisetta!

In quel momento lo Zuane pose fine al suo faticoso pezzo. Egli pregò alcuno dei signori presenti a volersi compiacere di raccogliere le offerte. Io stava per farmi avanti, quando la signora Fedele mi trattenne e mi chiese di avvertire lo Zuane che una signorina gli offriva di chiudere il suo concerto con un pezzo vocale; e che sarebbe bene non uscire col piatto che poi. Io esitava, ma il ragazzo Prina, che stava lì a mangiarsela cogli occhi, colse a volo le parole di lei, e si affrettò di pubblicare la proposta, cui lo Zuane accolse con l'usata solennità, fiutando l'aria mentre parlava, in qua e in là, come per iscoprire dove la gentile donna fosse.

La Fedele mi susurrò all'orecchio:

— Lei mi accompagna l'Aria di Chiesa? Gliela ho udita suonare, stasera.

Mi scusai, con ottime ragioni. Ella preferì allora non pregare altri e accompagnarsi da sè. Mentre si toglieva i guanti feci alzare il signor Zuane e lo condussi, di proposito, a sedere alquanto discosto dal piano. Intanto la gente, avvertita come per incanto, rifluiva nel caffè a udir la bella venezianina. Lo Zuane si trovò subito in mezzo a un gruppo di persone.

La signora si pose al piano. Io ero in piedi vicino a lei; potevo vedere il leggero tremito delle sue mani, l'inquietudine delle sue labbra. Mi chinai per dirle all'orecchio che avrei potuto pregare l'allievo del Conservatorio di accompagnarla. Scosse il capo nervosamente e incominciò subito, con mano sicura il preludio. Prima di finirlo, mi diede un'occhiata come per dirmi: «Le pare?»; come per mostrarmi il suo viso pallido, ma risoluto.

Vorrei poter esprimere la timida dolcezza accorata del suo canto quando incominciò sottovoce:

Pietà, Signore