— Adesso no, assolutamente no — protestò don Rocco, alzandosi — Adesso non siete preparato. Adesso ringrazieremo il Signore e la Madonna che ci hanno toccato il cuore e poi andrete a casa. Domattina verrete alla Santa Messa e dopo la Santa Messa staremo ancora insieme.

— Va bene — rispose il Moro. — Faccia pure.

Don Rocco s'inginocchiò a terra presso un canapè e parve attendere, girando il capo, che colui lo seguisse.

— Faccia faccia — disse il Moro. — Io ho male a un ginocchio e reciterò le mie orazioni seduto.

— Bene, sedete qui sul sofà, vicino a me che starete meglio, accompagnate le parole col cuore e tenete gli occhi a quel Crocifisso là in faccia. Da bravo, preghiamo il Signore e la Madonna che vi mantengano in queste buone disposizioni onde abbiate la fortuna di fare una buona confessione. Devoto, da bravo!

Ciò detto, don Rocco incominciò a recitare dei Pater e degli Ave, alzando spesso, devotamente, il suo cipiglio. Il Moro gli rispondeva seduto sul canapè. Pareva lui il confessore e l'altro il penitente.

Finalmente don Rocco si fece il segno della croce e si alzò.

— Adesso segga qui che mi confesso — disse il Moro come nulla fosse. Don Rocco gli diè sulla voce. Non erano già intesi che si sarebbe confessato all'indomani? L'altro faceva il sordo da quest'orecchio, continuava a battere il suo punto con una placidità ostinata. — Finiamola — disse a un tratto. — Stia attento che incomincio.

— Vi dico che non è possibile e che non voglio — ribattè don Rocco. — Andate a casa vostra, vi dico. Io vado a letto, adesso.

S'incamminò subito; ma il Moro lo prevenne, balzò all'uscio, lo chiuse a chiave e si cacciò la chiave in tasca.