Cos'aveva, infatti, la cameriera? La tazza, la sottocoppa, la zuccheriera, il bricco e il vassoio susurravano qualche cosa di sospetto col loro tremolìo. La contessa alzò gli occhi.

— Cosa c'è? — diss'ella posando la tazza.

Se il viso della cameriera era contraffatto, quello della dama non era adesso meno turbato dallo sgomento e dall'incertezza.

— Niente — rispose la donna, tremante.

La contessa le afferrò il braccio col vigore di una fiera.

— Parla — diss'ella.

Intanto un bel visetto d'un bambino sui quattro anni comparve attento e muto sopra la sponda del lettuccio.

— Un caso, signora — rispose la cameriera, quasi piangendo. — Un caso di colèra.

La contessa, livida, si voltò quasi per istinto e vide suo figlio che ascoltava. Balzò dal letto, impose rapidamente silenzio alla cameriera, accennandole di passar nella camera vicina, e corse al lettuccio.

Il piccino ricominciava a piangere, ma ella lo baciò, lo accarezzò, scherzò e rise tanto con lui, che vinse le sue lagrime. Poi si mise in furia la veste da camera e raggiunse la cameriera, chiudendo l'uscio dietro a sè.