La cameriera, ritta accanto al letto, col vassoio del caffè, ripetè più forte:
— Il caffè, contessa.
La contessa si mise supina, sospirò ad occhi chiusi e sbadigliò:
— Apri un poco.
L'altra andò alla finestra senza posare il vassoio e, nel tirar la maniglia dell'imposta, rovesciò la tazza vuota sulla sottocoppa.
— Piano! — fece la contessa, sottovoce, ma con sdegno. — Cosa fai stamattina? Dove hai la testa? Ecco che hai svegliato il bambino.
Infatti il piccino s'era svegliato, piangendo, nel suo lettuccio.
La signora alzò il capo dal guanciale e fece verso il lettuccio un imperioso: — Zitto!
Il bambino si chetò subito, non mise più che qualche breve vocina dolente.
— Questo caffè! — disse la signora. — Sei stata dal conte? Tien fermo! Cos'hai?